domenica 31 dicembre 2006

Il regno di Granada nel XVII secolo.

Il corpo di Muhammad, per essere sepolto nella tomba degli avi, fu immerso in una botte di tuak, un liquore di riso del Borneo e trasportato di gran carriera a Granada. Vista la situazione non obiettò neanche il gran mufti, che non aveva mai appoggiato il re.
Yusuf, VII, con l'appoggio del successore di Cazéren Fernando Rurichio e dei vari ministri, promulgò l'Editto di Barcellona, che dava a Yusuf il regno fino alla maturità di Othman, che sarebbe arrivata entro breve.
Decisamente è doveroso spendere qualche parola sulla società del regno, che s'era profondamente trasformata in 300 anni.

Vita comune
Tra 1600 e 1670, la popolazione crebbe molto velocemente. La popolazione cittadina però non aumentò molto, poiché con le leggi agrarie di Ismail III, che portavano la soglia di terreno per circoscrizione al 10% per proprietario e 20% se due o più siglavano un contratto di cooperazione, la grande proprietà latifondista era scomparsa in favore di cooperazioni; ad alcuni nobili e proprietari terrieri storici furono comunque garantiti degli appezzamenti maggiori pagando una tantum e permettendo solo la mezzadria, sgravata fiscalmente.
Le città dunque non s'ingrandirono molto e anzi in alcuni casi si rimpicciolirono, grazie agli incentivi statali ai proletari per l'emigrazione nelle colonie, onde abbassare lo squallore cittadino e aumentare la presenza di iberici e arabi nelle colonie. Oltretutto, entrando nei territori "vassalli" e mettendo su famiglia, si era esentati da tasse e tenuti solo al servizio militare.
Tali manovre lasciarono spazio nelle città a una razionalizzazione urbana e a minori spese pubbliche. Nelle maggiori sfere di ogni etnia rimanevano ostilità, ma i matrimoni misti divennero normali per molte persone. Caso a parte furono i Francesi di Aquitania e gli Italiani, che rimasero sempre piuttosto chiusi.
Le varie popolazioni africane e indiane furono ben aperte ai nuovi arrivati, per cui lo Stato acquistava da loro porzioni di terra e non si ebbero gravi contrasti o sovraffollamento.
Tuttavia, questo decentramento produttivo portò ad alcuni svantaggi.

Produzione artigianale e commercio
Commercialmente, l'artigianato iberico e maghrebino subì una flessione, dovuta appunto alla minore quantità di manodopera disponibile nelle città. Infatti la produzione sì aumentò di circa il 10% a decennio, ma questo andò quasi completamente a rifornire il mercato interno: a metà del 1600, in pratica gli unici prodotti artigianali esportati erano tessuti, ceramiche e artiglieria indiani.
Ad ogni modo, qualitativamente l'artigianato raggiunse nuovi traguardi: con l'introduzione del gelso a Villareal e poi nel resto della costa aragonese, l'industria della seta divenne diretta concorrente di quella comasca (sotto la Repubblica di Venezia). Famoso anche il centro vetraio di Laghouat, avviato da un vetraio tedesco in esilio, diventando il principale del regno.
Il commercio continuò florido, esportando i prodotti agricoli e importando principalmente beni di lusso. Granada e la rivale Repubblica delle 7 Province Unite da poco nata furono protagoniste del commercio dall'India, Giappone e sud-est asiatico, relegando la Svezia a intermediaria nell'Africa orientale. A ovest, sporadicamente la marina granatina dovette intervenire assieme a quella inglese per reprimere la pirateria, che s'insinuava in ogni punto costiero non presidiato dalla corona. Anche se fu indiretta, è d'obbligo citare la tratta degli schiavi, ma di questo si tratterà in seguito.

Scienze e arte
Specialmente durante il regno di Faraj I, le nuove accademie reali di Granada, Cordoba e Madrid furono incensate di fondi. Rilevante fu il caso di Juan Caramuel, brillante mente, uno dei pochissimi cristiani rimasti a Madrid, addirittura Cistercense e teologo, eccelse nei suoi lavori matematici e linguistici. Jebel abu Marid fu allievo di Hérigone (e si pensa abbia contribuito alla nuova simbologia del matematico basco) e nel suo posto d'insegnante a Cordoba ne fu il traduttore in arabo e spagnolo.
Notevole anche Esam al-Samh, natio di Djenné ma naturalizzato spagnolo: entrato nell'entourage del governatore Jabolla, divenne un famoso medico e naturalista, descrivendo fauna e flora dell'entroterra africano. Famosa è la causa della morte: ignorando il decreto del 1605, in una sua lezione di anatomia a Lisbona dissezionò un cadavere sul posto. Secondo legge, fu messo ai lavori forzati, cosa a cui il sessantenne non resistette.
Per quanto riguarda le arti visive, si assistette a un grande sincretismo: incontrando la tradizione europea, l'arte decorativa andalusa incominciò a perdere il divieto della rappresentazione umana. Lo spezzino Alfredo Valponci la "Sala dei Mostri" dell'Alhambra con figure della mitologia classica, addirittura. Il pittore Luis Anjo fu l'artefice del ciclo dei califfi; a Tunisi nacque una scuola di scultura turca.
In letteratura, Sunil Manohar Gavaskar con Abu'l Walid scrissero commedie estemporanee, mischiano elementi della cultura araba con quella marathi. Un importante poeta e saggista fu il catalano Jordi Maragall i Saxam, considerato il teorico della prosa catalana e del sistema universitario dell'epoca.
In musica nacque da alcuni compositori l'inserimento di organici simili alle bande militari ottomane nella musica di corte.

sabato 2 dicembre 2006

Muhammad XVI - La fine.

Il ritorno in patria e il passaggio di poteri
Il re tornò quindi a casa, riprendendo la sua carica di monarca. Poiché Sabah era morta di tubercolosi, sposò Thara umm Said, la precedente moglie del governatore di Siviglia e dopo un anno ebbero un bambino, ma non restò molto a Granada. Probabilmente era stanco dell'ostilità che percepiva nella corte per le sue preferenze: ad esempio, in Prussia aveva iniziato a bere alcolici e a ogni banchetto lo si vedeva bere vino a volontà, cosa che non piaceva specie ai vertici della Guardia. Aveva inoltre commissionato all'architetto magiaro Miklos Tegyessy il "Quartiere delle Fedi": avrebbe dovuto essere un complesso architettonico vicino alla sua Casa Azzurra di Cordoba, costruito attorno a una grande piazza con arcate: vi avrebbero trovato posto una moschea, una chiesa cattolica e una piccola sinagoga: sperava così di mostrare ai sudditi che non disdegnava nessuna religione e aveva progetti simili per Kochi e Djenné. Comunque i lavori procedettero a rilento per cause finanziarie e alla sua morte era stato completata solo la pavimentazione. Ulteriormente, era stato conosciuto in tutta l'Umma per una memorabile gaffe: poco dopo il ritorno dall'Africa, a un banchetto, aveva risposto così a un ulema che lavorava alla madrasa di Algeciras: "Per me lo Hajj è solo un'inutile perdita di tempo.". Aveva ospitato per un anno circa Cornelius Drebber, un ingeniere fiammingo. Non ultimo il fatto di avere sposato una Malinké.
Per questi motivi e per altri Muhammed non amò mai molto il palazzo, prefrendo starsenene alla sua casa di Cordoba e di lì governare.
Nel 1617 dovette riprendere il comando dell'esercito: il fratello del sultano, Mustafa I, dopo esser fuggito dal Topkapi aveva trovato il sostegno dei Mamelucchi e preparava l'invasione della Siria ottomana, dopo aver già strappato tutti i possedimenti africani del sultano e un'alleanza da Kirkuk.
Al momento il nuovo sultano Osman II era già impegnato a contrastare le ribellioni in Valacchia e Bulgaria, quindi chiese all'alleato di unirsi alle guarnigioni in Siria per contrastare l'emiro e poi passare in Egitto. Muhammad accettò subito e ci aggiunse 3000 dinar come dono personale. Mobilitò la flotta e prese i primi 5000 Leonesi che avevano finito in quell'anno la leva e sbarcò in Libano. Per l'occasione, aveva inaugurato l'armatura giapponese che gli era stata portata da Ibrahim Abu Huraira, viaggiatore della Compagnia di Predicazione, trai primi granatini a viaggiare in Giappone (il primo europeo fu Tobias Witswoort nel 1565).
Muhammad fu così visto combattere ad Ar Raqqah contro l'emiro, unito a 12000 fanti ottomani: dopo tre ore di quasi scaramucce, si ritirò. In breve tempo pose fine alla guerra, minacciando Khorasan e Balkh i possedimenti del congiunto di Bassora. Dopo tre anni Khorasan e Ottomani si spartirono ciò che era stato il regno del Curdo Ahmed ibn Zakaria.
Arrivati alcuni uomini dall'Armenia, Muhammad rimandò a casa mille uomini e chiamò a sé 500 cavalieri della Guardia. Nel 1618 Mustafa prese Giaffa con circa 30000 uomini e pochi meno ne poteva disporre l'alleanza.
Muhammad XVI e Serdar Pecevit Beg incontrarono l'avversario a Haifa, che stava per assediare. Utilizzando la guardia andalusa e i sipahi come punta di lancia, riuscirono a superare la carica della cavalleria e travolgendo la poca fanteria giunsero al gruppo comando mentre la linea di Mamelucchi si stava riformando per chiudere il buco. Mustafa rimase ucciso involontariamente da un cavallo. Con questa veloce vittoria terminò anche la guerra civile nell'Impero.
Ritornò a Granada, ma di nuovo non si trattenne. Non riuscendo a farsi piacere la corte e non trovando di certo "gioie nella famiglia", decise di lasciare il governo attivo a Cazerén e al figlio di Jamal, Yusuf, e di ritirarsi a guidare l'esercito e controllare personalmente l'operato dei governatori. Ricevette un'ambasciata giapponese e una dagli Uroni e ufficializzò il passaggio di poteri.
Dal 1619 al 1621 continuò a girare il regno, arrivando a farlo in incognito, per vedere cosa facevano i suoi uomini. Una volta rivelatosi, si preoccupava di dare feste, fintanto che il tesoro traboccava di monete e veniva spesso visto mischiarsi alla gente comune.

Muhammad sovrano intinerante
Nel 1622 Murad IV, considerato la controparte meno amabile di Muhammad ma all'epoca ancora un ragazzino sotto la guida della madre Kösem, gli propose di attaccare l'emiro di Bassora, poiché s'era recentemente allontanato da Kirkuk ed egli fu d'accordo. Presa una grossa somma dalle casse statali, si recò a Bandar Abbasa (regno del Khorasan) e rintracciò una serie eterogenea di compagini mercenarie dall'Asia centrale e a sorpresa il vecchio Serdar con Muhamamd e il re di Khorasan attaccarono l'emiro. Preso senza difese, prima che potesse reagire l'Impero aveva preso Samarra, An Najaf ed era a poca distanza da Baghdad. Muhammad assaltò e prese Mekran e al Khorasan andò al-Amarah e il pretendente dei Timuridi fu costretto a riconoscere le conquiste.
Il re andò quindi in Africa, girando estensivamente i possedimenti e venendo ricevuto coi massimi onori da tutti i monarchi suoi vassalli. Passati 26 mesi di permanenza in Africa, con solo qualche puntata in Europa o Maghreb per farsi vedere alla popolazione e firmare qualche carta, arrivò un messaggio dall'India: i pirati dalla Malacca si erano stanziati a Purba Medinipur e terrorizzavano le coste dell'India orientale. Senza indugio, partì per l'India, dove non attese molto per raccogliere un migliaio di soldati tra Goa, Mumbai e Trivandrum e s'incontro col sultano di Delhi. Insieme si unirono per attaccare la città da terra e da mare: Muhammad guidò il cruento sbarco (si stimano circa 1700 morti) e così si accordarono: tutta la campagna andò all'Indiano, ma la città divenne base granatina. In India riprese la sua missione di viaggiatore. Viaggiò in ogni villaggio del dominio, finanziando anche la ristrutturazione del tempio di Meenakshi Amman a Madurai, aggiungendo un altare pagato personalmente dal re, che lo raffigurava rendere omaggio a Shiva.
Mantenendosi in buoni rapporti con Delhi, riuscì nel 1626 a convocare i due sultani a Mekran, dove fu siglato un patto d'alleanza con scadenza decennale. La coalizione venne a coprire un territorio che andava dall'Atlantico al Gange. Kösem voleva anche chiamare il Bengala nell'unione, ma il sultano Abu al-Fazl pose il veto, avendo un'atavica rivalità con l'altro. Pochi mesi dopo Muhmmad fondò a Negapatam la prima scuola di medicina arabo-indiana, volendo unire il più possibile i lati positivi dei popoli che governava. In seguito si recò nello Sri Lanka, per mediare col re orientale dell'isola e l'avventuriero francese Guy Lebrand, che fondò una prima colonia sul sito di un antico villaggio abbandonato.
Successivamente arrivò un ambasciatore dalle comunità di Sumbawa a Pondicherry: di fronte all'ennesima invasione del Makassar, chiedevano l'aiuto di quello che sembrava il sovrano islamico più potente del mondo. Con la possibilità di stabilire una testa di ponte anche nel sud-est asiatico, decise di contrastare il Makassar. Non trovando abbastanza uomini a Calicut, reclutò 1600 mercenari da Ikkeri e s'imbarcò per l'isola.
Unendosi alle milizie locali riuscì a respingere gli invasori in mare e Sumbawa divenne territorio tributario di Granada.
Tuttavia, mentre s'intratteneva a caccia sull'isola, cadde in un roveto. Non si fece molto, ma dopo poco tempo iniziarono gli spasmi: era il tetano. La forma che contrasse Muhammad era molto forte e senza una cura morì a Sumbawa nel 1626.


martedì 21 novembre 2006

Muhammad XVI


Neanche lui era presente alla morte del predecessore per ascendere il trono. Infatti si trovava al momento in Prussia, facendo pratica militare come molti nobili rampolli dell'epoca nello staff di Thomas von Lipstendorf, nella Seconda Guerra Baltica (o guerra Russo-Prussiana). Al momento di mandare qualcuno a richiamarlo, però, il conte di Lipstendorf stava affrontando l'assedio a Marienburg dei Russi, pertanto non era possibile avvisarlo. La corona allora fu momentaneamente offerta al cugino Jamal, ma questi rifiutò, lasciando tutto al primo ministro Mahoma Cazerén. Successivamente, si tentò anche di chiedere il lasciapassare per Muhammad tramite l'Imperatore, che si era dissociato dalla guerra, ma non si riuscì neanche in quel modo. Alla fine, nell'inverno del 1606 l'imperatore Sigismund II ruppe gli indugi e attaccò l'ex alleato, liberando personalmente Marienburg, che con Königsberg rimaneva l'ultima città in mano prussiana, continuando poi nella fase di riscossa prussiana (nel 1607 la Curlandia fu presa e annessa alla Prussia, che dovette però rientrare nell'Impero, congiungendo così i territori alla foce del Neva). Dopo la liberazione, lo stesso duca, ignaro della morte a meridione e in merito al coraggio di Muhammad nell'assedio, gli affidò il comando di un reggimento di cavalleria, che partì di gran carriera assieme all'esercito alleato per partecipare alla battaglia di Lötzen. In questa battaglia fu ustionato al volto da un archibugio, causando la perdita dei peli sulla parte destra del volto; fu il primo nasride ad apparire senza barba o baffi, da sempre tradizione famigliare. Fatto sta che gli arrivò notizia solo dopo quasi un anno dalla morte dello zio.

L'alleanza con il Sultano e le prime guerre
Poco dopo l'incoronazione, pretese che ogni governatore e sovrano vassallo si recasse da lui per giurargli fedeltà, divenendo una lunga tradizione.
Muhammad era il figlio più grande del padre e di una Adyghe convertitasi anch'ella al cristianesimo. Dopo il divorzio, tornò con la madre prima a Granada, poi a Istanbul, che conosceva bene e lì passò l'adolescenza. Morta la madre, si trasferì dallo zio regnante. Avendo passato così tanti anni a Istanbul, s'era convertito all'islam ed era diventato un grande ammiratore degli Ottomani.
Nel 1608 venne firmata l'alleanza tra i due giganti dell'Umma, che ebbe subito valenza nella guerra contro gli Ziyanidi. La guerra scoppiò quando arrivò da parte francese la liberazione della Sardegna come protettorato. L'emiro allora pensò di potersi impadronire dell'isola partendo dalla Corsica, approfittando di alcuni problemi nelle investiture, invadendo Piemonte e Provenza, che era in uno stato di semi-anarchia e quindi far sbarcare un altro esercito in Sardegna. Ma dispiegando velocemente gli uomini che dovevano tornare in Francia dopo il periodo nella guarnigione isolana, Alphonse principe di Rodrieux, sconfisse prima ad Avignone e poi a Bastia, arrivando alla pace e ottenendo la Provenza. Con l'incontro a Tunisi, Muhamamd e Ahmed I decisero di dichiarare guerra agli Arabo-italiani, che al momento si avvicinavano alla battaglia di Pavone.
Gli Ottomani conquistarono con qualche difficoltà la Cirenaica e Muhammad in persona comandò l'attacco anfibio ad Ajaccio, unica roccaforte dell'isola. Nel 1609 fu siglata la tregua, ma durò poco per l'ultimo emiro, Ludali (forma corrotta di Ludovico): un mese dopo il suo ritorno dal Piemonte, la Repubblica di Venezia passò alle ostilità. Risoluto a mantenere almeno Milano, che i suoi avi avevano conquistato con tanta fatica, rifiutò di sottomettersi. A Gavirate, con un'armata raccogliticcia inflisse una sonora sconfitta al piccolo esercito dogale, ma questi tornò con diecimila uomini. Si dovette ritirare a Milano, ma le potenti mura fatte costruire dal bisnonno resistettero bene all'artiglieria veneta e per mezzo di molti fortini rimasero aperti fino a quasi la fine i canali di approvigionamento tra Lecco e sul Naviglio Grande. Dopo due anni di blando assedio, l'Impero Ottomano si accordò per tenere solo Corfu tra le isole ioniche e così altri soldati poterono essere spostati in Lombardia, tagliando le vie di rifornimento nemiche. Il 24 luglio 1611, durante il terzo dei previsti cinque bombardamenti notturni prima dell'assalto alla città, Ludali sortì con la sua guardia personale e puntò dritto alla sede di comando nemica. Fu ovviamente fermato ben prima e ucciso combattendo assieme a tutti i suoi compagni d'arme. Morto lui, il generale Federigo Lombroso parlamentò con il comitato dei nobili e l'ex moglie dell'emiro, promettendo di non toccare oltre la città in cambio della sua resa. Ad agosto, il vessillo di S. Marco garriva su Milano.
L'anno dopo, Muhammad lasciò di nuovo Granada per entrare in azione: gran soldato e buon diplomatico, sapeva di essere negato per l'amministrazione, ma anche come riconoscere i migliori burocrati per sopperire alla sua deficienza. Il problema era in Africa: i Malinké erano in fermento poiché la guarnigione di Kangaba aveva requisito ogni scorta alimentare, nonostante la stagione che non prometteva un gran raccolto, si temeva che il Benin potesse fomentare una rivolta. Essendo il governatore, suo vicario, morto senza aver trovato un sostituto, dovette scendere personalmente. Arrivato, non potè far altro che far condividere le scorte e sperare nella pioggia. Che arrivò. Come un miracolo, dopo quasi un anno di siccità, arrivò la pioggia in tutta la regione, mentre Muhammad era lì presente, permettendo la crescita delle piante. Per sugellare quell'avvenimento, prese come moglie la figlia di un modesto funzionario Malinké, conosciuta col nome arabo di Sabah; fece scalpore, ma con quel gesto iniziò la campagna per la popolarità fuori dall'Europa.
Con Sabah ebbe Othman, il primo pargolo reale dal sangue non completamente iberico e ciò destò scandalo, ma Muhammad non ci badò, continuando per le sue vie. Fino al 1615 girò per la penisola, Francia e Italia, mischiandosi alla folla, partecipando a feste popolari, parlando in pubblico, mostrandosi ai suoi sudditi. Inoltre prendeva parte a tutte le cerimonie religiose che incontrava e non accadde mai che un sacerdote avesse qualcosa da ridire.
Nel 1615, aumentando gli screzi confinari tra coloni granatini e svedesi nella Somalia, prese di nuovo le redini della situazione e optò per la guerra, onde eliminare la minaccia. Consegnate le redini a Cazerén, mise a capo della flotta da guerra di stanza a El Ferrol il genovese Armando Onori e gli ordinò di dirigersi a Stavanger per bloccare le navi svedesi a due mesi dalla sua partenza. Dopo ciò, partì per Landskrona, passando per il Sinai. Non potendo iniziare le operazioni fino all'inizio dell'inverno, tuttavia, non ci fu la corrispondenza tra l'attacco navale, che aprì le ostilità, con la marcia contro la colonia svedese. Tuttavia, approfittò del periodo d'inattività per addestrare i poco volenterosi Somali e far arrivare qualche centinaio di mercenari bengalesi. La flotta nel frattempo vinse un primo scontro a Kragerø, obbligando gli avversari a ritirarsi a Kristiansand, favoriti dal maltempo. A ottobre, iniziando la stagione somala di day, Muhammad partì con 100 cavalleggeri, 600 coloni (la maggior parte Portrumil), altri 600 mercenari e poco più di 1000 ausiliari somali; al momento, a Vasaborg non era ancora giunta notizia delle ostilità né dell'arrivo del re nasride in Africa (s'era preoccupato di non dare troppo nell'occhio). Af Bruder non potette far nulla per salvare Fästning Tre Kronor, protetta solo da delle ridotte. Comunque, rallentato dalle piogge, Muhammad non entrò nel län di Vasaborg che venti giorni dopo, dando al governatore tempo di raccogliere le difese.
All'entrata nel territorio ancora svedese, af Bruder poteva opporre un ugual numero di Somali, 900 finlandesi e 85 uomini del gruppo d'incursione che si progettava di far intervenire nelle contese fra coloni prima che scoppiasse la guerra. Mandò quindi i Somali e metà dei finlandesi a combattere una sorta di guerriglia contro i nemici avanzanti, che rallentò la marcia ma non fece grandi danni all'armata. Fu in uno di queste scaramucce che Muhammad inaugurò il suo nuovo aspetto da combattimento: facendosi crescere la barba, rimaneva con la faccia praticamente divisa a metà, che unita all'imponenza e ai lineamenti duri lo aiutavano nello scontro corpo a corpo.
L'ulteriore tempo guadagnato permise agli Svedesi di reclutare alcuni guerrieri del clan di Issa e allearsi con Mogadiscio, il cui re Hasan voleva mettere al sicuro il confine nord. Alla fine af Bruder prese l'iniziativa e richiamò i guerriglieri in una vistosa ritirata, attirando i nemici presso il forte di Burco, buona base per distogliere l'attenzione da Vasaborg. Poco prima che arrivassero le piogge anche lì, i due eserciti praticamente pari si confrontarono di fronte al forte. Lo Svedese contava di mettere i coloni in una formazione serrata di picchieri e archibugieri e tenere i Somali dietro, perché poi si aprissero e attaccassero le ali dopo lo scontro, mentre Muhammad optò per un più semplice ammassamento di fanteria da mischia disposta a cuneo dietro e la cavalleria a destra con lui. Non essendoci artiglieria, gli eserciti si avvicinarono direttamente per le scariche di archibugi.
Il re aveva inoltre ideato una nuova tattica, detta "l'ordine coreografico": arrivati a distanza di tiro, le cinque linee di fanteria s'inginocchiavano tenendo le armi alla massima inclinazione possibile, lasciando che si sparasse, poi si rialzavano e attendevano che i tiratori ricaricassero. La quantità delle armi da fuoco non era alta, ma aveva un impatto morale maggiore delle poche controparti svedesi e dei molti archi somali, che colpivano senza regolarità. Dopo tre scariche, af Bruder ordinò la carica, ma anche lì la preparazione dei nemici ebbe la meglio. Infatti, combattendo anche i Bengalesi e i Somali a fianco degli altri picchieri, la falange svedese cedette per la pressione prima che le truppe leggere avessero il tempo di riversarsi completamente ai suoi lati, prendendo di sorpresa gli stessi nemici, che si aspettavano uno schieramento più profondo. Tuttavia, il capo degli Issa, Maxamed Siyaad, ritrovò presto il contatto con il governatore e unendo i due tronconi dell'esercito riuscirono a circondare tutta la fanteria, richiusasi in un quadrato. Dovendo anticipare il suo intervento, Muhammad partì all'attacco col manipolo montato: i suoi passarono ma lui fu colpito da un colpo di pistola alla testa (si dice da parte dello stesso af Bruder); l'elmo potette deflettere il proiettile grazie alla conformazione, ma fu deformato e il nasride rimase stordito.
La cavalleria non travolse l'obiettivo, ma quando la bandiera dei Vasa fu spezzata, alcuni uomini iniziarono ad arretrare. L'arretramento divenne mano a mano rotta, ma il comandante in seconda, Nesan Calao, preferì non impegnarsi completamente nell'inseguimento fintanto che il re era senza sensi, aspettando solo di poter iniziare l'assedio. Nella notte, buona parte dei Somali al servizio svedese l'abbandonarono con la forza e sfuggirono all'esercito poco lontano, non avendo voglia di morire per nessun invasore dal mare. Il giorno dopo Johan af Bruder decise di parlamentare, consegnando l'intera Somaliland svedese a Granada.
Nel frattempo re Maxamad stava per finire d'allestire la flotta che l'avrebbe fatto sbarcare a Landskrona. Impossibilitato a mandare soldati a sud, dovendo presidiare il territorio e girarlo personalmente per rendersi conto della situazione dopo il passaggio istituzionale, mandò un messaggio al sultano, che al momento era alla Mecca, preparandosi al ritorno dal pellegrinaggio, chiedendo supporto e mettendo a sua disposizione la flotta da trasporto in India. Il sultano accettò e mandò il bey di Medina con un migliaio di milizie beduine sulle navi alleati, a cui affiancò la flotta del Mar Rosso, utilizzata recentemente nella campagna contro la pirateria dell'Oceano (composta da circa 900 dhow, 200 boum e 10 caracche). Il re somalo diede a vedere di non voler attendere i venti favorevoli, perdendo in questo modo la sorpresa e venendo intercettato dall'ammiraglio arabo, che annientò la flotta. Poco dopo il bey sbarcò a Hobyo e mise in fuga il restante corpo di spedizione somalo, prendendo la non fortificata Galcaio.
Al terzo dell'anno Muhammad stimò finito il suo rapporto sulla nuova colonia, prese i Bengalesi e cento Portrumil e andò anch'egli nel Mudug, congiungendosi con gli Arabi. Maxamad si rifugiò a sud e arruolò altri duemila tra Somali e Arabi, marciando di nuovo verso nord, questa volta contando sulla siccità in arrivo per fiaccare gli avversari. Purtroppo per lui, parte della flotta turca e quella granatina imbarcarono gli uomini di Muhammad e dopo un bombardamento iniziale sbarcarono conquistando Mogadiscio con poco spargimento di sangue. Rimasto senza basi vicine, il re tentò di ritirarsi al confine con l'Ogaden, ma a metà strada decise che sarebbe stato inutile. Raggiunse Mogadiscio e offrì il Mudug all'Impero Ottomano e il resto del regione a Granada.

domenica 19 novembre 2006

La situazione mondiale dell'epoca.

Europa
Nella seconda metà del XVI secolo, l'Europa orientale si vide coalizzata contro la minaccia turca, coalizione guidata dall'unione polacco-ungherese, che resistette ad oltranza contro gli Ottomani, perdendo gran parte dei territori che l'avevano fatto grande. Approfittando di questi problemi a oriente, la Russia nella Guerra Baltica, intervenendo contro il khanato di Carelia, alleandosi con Svezia e SRI. Dopo averne sconfitto le armate, Fedor I cambiò fronte assieme all'imperatore, vincendo il re svedese e togliendogli il vasallaggio sulla Curlandia. Nel 1602 la Francia conquistò la Provenza e nello stesso anno Clemente VIII ratificò l'Atto di Protezione, per cui i regnati di Napoli diventavano l'arma e il mentore della Santa Sede. Come già detto, l'Inghilterra quasi si disinteressò dell'Europa e garantendosi l'alleanza con la Scozia si dedicò all'America.

Medio Oriente e Asia centrale
L'Impero Ottomano si dimostrava come la grande potenza islamica che avrebbe riportato l'epoca del Califfato. Ottenendo l'alleanza con Balkh e il Khorasan, ottenne l'aiuto della Persia intera nelle sue guerre; unico ostacolo era Kirkuk, ma fu un emirato passivo, che si lasciò smembrare pezzo per pezzo. Nel 1599, nella seconda guerra contro l'Aden, Mehmet Pasha entrò trionfante prima a Medina poi alla Mecca, portando quindi il dominio della Sublime Porta sui luoghi più sacri dell'Islam. Prima l'impero conquistò l'Armenia e i due regni georgiani di Kakheti e Imereti, arrivando quindi a governare tutto il Caucaso. In Asia centrale il khanato di Sibir dovette affrontare i Russi, i Kazaki e gli Uzbeki del nord, soccombendo lentamente a tutti e tre. I Kazaki poi entrarono in guerra contro Ferghana e il khanato uzbeko alleati dei Chagatai; dopo vent'anni di continue razzie, si risolse con un nulla di fatto se non enormi danni di guerra. In contemporanea (1590-1610) Kabul conquistò l'Afghanistan intero, ma divenne tributaria di Delhi.
A est il Bengala tentò la conquista di Taungoo, in Birmania, ma fallì.

Estremo Oriente
In quegli anni il Giappone si avviava alla fine del periodo Azuchi-Momoyama e all'inizio dell'Edo.
Sotto il regno dell'imperatore Wanli, la Cina raggiunse la sua massima estensione territoriale. Le armate imperiali penetrarono nel deserto dello Xinjiang e a sud ovest prese metà del territorio tibetano, quella che un secolo prima lo stesso aveva conquistato nel momento di debolezza cinese. Successivamente impose un suo parente sul trono coreano (nel frattempo affrancatosi dal dominio diretto cinese), sottomise i restanti Manchu e conquistò il Vietnam tranne l'estremo sud del regno di Champa a seguito della guerra contro Ayutthaya, scoppiata dall'aiuto fornito da questa ai ribelli mongoli del sud. Eliminata questa minaccia, la nazione thai fu ridimensionata al suo nucleo originario, a scapito cinese e degli stati Shan, che conquistarono l'area compresa fra i bacini del Mekong e dell'Irrawaddy. Con oltre 100.000 uomini, poi, il generale Chen Sui-bian sconfisse le armate Giapponesi e s'impadronì di Kyushu.
I Khmer ripresero il possesso del delta del Mekong e l'Atjeh riconquistò l'autonomia.

Africa Orientale e centrale
Poco dopo la disfatta, gli abitanti svedesi di Landskrona emigrarono, fondando dei nuclei a Lindi e Malindi, formalmente sotto il dominio di Kilwa.
Inoltre l'Oman dovette fronteggiare la rivolta dei capi locali a Mogadiscio, ma non ci riuscì e la città conquistò l'indipendenza, conquistando poi Mudug e l'Ogaden.
Contemporaneamente, iniziavano a formarsi i regni di Lunda e Luba, che 200 anni dopo sarebbero stati la rovina indiretta del regno del Congo.

America settentrionale
In questio periodo, la quasi totalità della costa vide affermarsi il dominio inglese; risale al 1581 il primo scontro fra Cherokee, Creek e i nuovi arrivati.
Dopo la guerra delle 7 nazioni, gli Irochesi portarono forzatamente nella loro alleanza Shawnee e Delaware, divenendo così rivali degli Uroni nel predominio regionale. Più a sud, un'armata comandata dal signore azteco Mazatl sconfisse le forze dei Navaho, obbligandoli a ritirarsi a nord.
Occore aprire una parentesi sull'impero: quando Tizoc II salì al trono, aveva davanti un grande dominio ma fragilissimo. Per rafforzarlo, introdusse una serie di riforme rivoluzionarie che rischiarono quasi di farlo detronizzare, ma resistette e diede vari secoli di vita in più all'impero. Il Tlatoani per prima cosa, approfittando dei disordini interni nelle altre città, elesse Tenochtitlan a unica capitale, eliminando senza colpo ferire la tetrarchia che s'era protatta nel tempo. Come seconda cosa, agì sulla religione: per non vivere nel timore delle rivolte, le popolazioni sottomesse non dovevano odiarlo. Pertanto, con l'aiuto di alcuni sacerdoti riformisti, stravolse la religione e l'arte bellica stessa, riuscendo nell'intento di trasformare i sacrifici umani regolari in sacrifici d'altra natura, riservandoli alle sole grandi vittorie contro i nuovi nemici, poiché Tlaxcala era stata ormai conquistata e le guerre dei fiori sembravano anacronistiche. La guerra allora si adeguò, poiché i prigionieri erano graditi ma non indispensabili, portando a tattiche nuove e a un cambiamento nelle armi. Contro ogni aspettativa, le voci contrarie furono forti ma poche e i popoli sottomessi, altri Nahuatl e Maya in primis, iniziarono a identificarsi come un'unica sudditanza.
In Sud America, invece, salvo le coalizioni di tribù del Rio contro gli schiavisti inglesi, unica nota importante fu la Guerra delle Patate, combattuta nell'impero inca, dovuta alla tassazione nel Chimor sui tuberi importati dall'interno. Dopo due anni questa tassa fu tolta e incentivata la selezione di varietà del vegetale adatte al territorio dei Chimu.

Oceania
Risale più o meno a questo periodo il breve regno di Onaona, re di O'ahu, che per una decina d'anni regnò su tutto l'arcipelago, prima di essere ricacciato.

Muhammad XV

Muhammad fu incoronato la settimana successiva al funerale del padre.

L'America
Notabile fu la spedizione del fratello minore, Muhammad anche lui, oltreoceano. Tale atto era stato dettato dalla vivacità coloniale inglese: senza altri concorrenti europei tranne la debole Francia, l'Inghilterra in America doveva solo confrontarsi con le popolazioni native e ogni anno sempre più stabilimenti erano fondati. Fu scelto per creare un avamposto in America il fratello che si era convertito al cristianesimo. Questi raccolse circa 300 Spagnoli e partì per l'occidente. Quando partirono non sapevano ancora dove stabilirsi definitivamente, ma arrivati nei Caraibi si trovò una sistemazione: un'isola, chiamata poi Barbados, aveva visto uno scontro tra un'insediamento misto guarnigione inglese e i Caribi locali. Superati di numero gli Inglesi furono sterminati, ma in cambio attaccarono ai nativi varie malattie del loro continente. Trovando quindi le ultime comunità caribiche nel sud dell'isola, Muhammad e i suoi si stabilirono a nord, fondando il Fuerte de los Flamencos.

La guerra civile nell'impero Songhai
Due anni dopo l'impresa coloniale, nel Songhai, il successore di (Askia) Daoud, Askia al-Hajj, venne rovesciato, guarda caso durante un pellegrinaggio. Tornato di tutta fretta da metà percorso, dovette affrontare l'usurpatore, Muhammad Bana, a sua volta contrastato dal cognato, Ishaq II.
Raccolta un'armata di 4000 tra Mandé e Songhai, al-Hajj incontrò Muhammad Bana, con altrettanti Bozo e Hausa a Fana. Lo scontro risultò in un sostanziale pareggio e i due contendenti si ritirarono uno a Gao e l'altro Jenné. Ishaq invece, senza un grande seguito, si rifugiò a Essouk, controllando tutto il nord dell'impero.
Tuttavia Ishaq nella sua ritirata aveva portato con sé tutto l'arsenale esplosivo e quindi aveva bloccato i rivali alle armi tradizionali.
Passando per le vie carovaniere, Ishaq si recò da Muhammad, che soggiornava a Fez al momento, prostrandosi davanti a lui e chiedendogli aiuto.
Egli, valutando la situazione, accettò. Ishaq infatti aveva trovato l'alleanza con il Kanem-Bornu e il Baguirmi, che fino a pochi anni prima avevano minacciato sia il Benin sia Granada. Inoltre, Ishaq era parente dei Nasridi, avendo la sorella sposato il terzo fratello di Mohammad.
Come prima mossa per riportare l'unità nell'alleato, Mohammad contattò gli altri due contendenti, offrendo loro la resa. Rifiutata da entrambi, gli alleati di Ishaq marciarono uniti sotto re Idris III verso Gao, ma al-Hajj li intercettò e sconfisse in un'imboscata presso il lago Ciad. Perso il sostegno a oriente, scattò la seconda parte della strategia. In contemporanea, l'armata mercenaria di Ishaq, finanziata dagli iberici, con i suoi precedenti sostenitori marciò da Essouk e Paranama Yoli, luogotenente del regno Mossi di Wagadougou (regno che aveva una storica rivalità con l'impero) partì verso nord-est. Eludendo Muhammad Bana, i due contingenti s'incontrarono ma al-Hajj sfuggì alla battaglia.
Vedendosi superato di numero, propose l'alleanza a Bana, per poi contendersi il regno eliminato il terzo incomodo. Questi, volendo dare una dimostrazione di forza allo scomodo alleato granatino, accettò.
Mentre raccoglievano ulteriori forze, lo stesso Mohammad arrivò a Gao, conquistata, con 1000 uomini della guardia. A poche miglia dalla stessa si confrontarono gli eserciti. Circa 20000 uomini di Muhammad Bana e al-Hajj dovevano sconfiggere metà dei nemici.
La topografia era semplice: una piana senza particolari alture, divisa a metà da un corso d'acqua stagionale.
Vedendo che, a causa di problemi negli ordini, l'esercito di Paranama stentava a schierarsi bene, Muhammad Bana caricò l'ala sinistra dello schieramento nemico, con Muhamamd XV e Ishaq II, la più pericolosa, seguito a ruota dall'altro. Arrivati al ruscello, lo schermo di fanteria di Granada si dissolse, rivelando tutti i cannoni e dietro la fanteria pesante.
Un'unica salva colpì quasi a bruciapelo i nemici, martoriandone i ranghi e questo fu troppo per gli uomini di Muhammad, che non avevano mai visto la polvere da sparo in funzione. Ruppero i ranghi prima ancora di entrare in contatto e si diedero alla fuga, inseguiti da diversi Mossi, che avevano aggirato la massa dei nemici caricanti.
L'esercito di al-Hajj invece resistette, poiché la maggior parte dei suoi erano veterani della guerra dei 5 anni o ex guardie reali.
Facendo fuggire gli artiglieri, si scontrarono contro la Guardia e i mercenari, ma non avrebbero retto a lungo, a causa delle loro armature. Per ovviare a ciò, con l'armata di Paranama ormai impegnata nell'inseguimento, il re consegnò i 200 cavalieri della Guardia a Ishaq, che comandava già i suoi 700 e gli ordinò di caricare. Alla testa di 900 cavalieri corazzati irruppe sul fianco sinistro di al-Hajj, che cadde nella carica assieme a tutta la sua guardia, facendo crollare il morale degli altri, portandoli alla rotta. In sole due ore erano rimasti sul campo 3000 uomini.
Il re frenò comunque Ishaq dall'inseguimento, ordinandogli di lasciare il comando al suo secondo. Dopo la battaglia i Mossi furono mandati a mettere al sicuro l'occidente, mentre i mercenari spensero gli ultimi focolai a sud. Rimasto a Gao con Ishaq, il re usò la sua guardia per bloccare quella di Ishaq e gli impose di fare atto di sottomissione a guerra terminata, portando l'impero in posizione subordinata e attingendo dalle sue casse per ricompensare i Mossi. Anche Muhammad Bana morì combattendo e nel 1588 Ishaq fu riconosciuto definitivamente come Askia Ishaq II, vassallo di Muhammad XV.
Quando morì, tre anni dopo, il potere passò al piccolo Daoud II, di sette anni, sotto la reggenza della madre e del visir, ma sette anni dopo anche lei morì e immediatamente Muhammad mandò un esercito a Timbuktu e Gao per prendere in ostaggio il da pochissimo maggiorenne imperatore. Coi maggiori centri del suo dominio occupati e avendo perso l'appoggio di numerosi nobili, comprati dalla prospettiva di poter sfruttare privatamente le miniere reali d'oro, fu obbligato a un'ulteriore umiliazione. Firmando la sottomissione, tutto il suo regno era reso a una delle tante entità tributarie africane e indiane di Granada, senza possibilità di decisione in politica estera, divenenendo de facto un governatore per conto di Granada. Alla sua morte a causa del colera, nel 1600, il regno divenne parte del governatorato di Marocco e nulla rimase dell'autorità regale, delegata ai nobili.
Il seguito
I successivi anni passarono in pace. Al-Meriya nel 1590 partecipò alla conferenza di Lecco circa la guerra tra Sicilia e Napoli.
L'anno successivo, il 1591, poco prima di Natale, Muhammad celebrò i 1000 anni dell'egira, secondo il gusto decennale di molti studiosi, inaugurando la nuova grande moschea di Barcellona e indicendo due settimane di festa in tutto il regno.
Tre anni più tardi venne riformata parte del codice penale: ancora più reati furono analizzati dalla scuola di giurisprudenza toletina, che s'ispirava in parte al diritto romano. La schiavitù venne reintrodotta, ma statale e solo per crimini come furto aggravato, blasfemia reiterata e atti di pubblica sodomia e tutti i tipi di frode. Per i piccoli crimini e i debiti invece la pena da punizioni corporali e detenzione divenne uno stato di semischiavitù, ossia l'obbligo di alcune corvée alla parte lesa per un periodo proporzionale al danno. Ciò entrò in vigore con l'Editto di Cadice.
Muhammad morì nel 1605 e gli succedette il nipote, figlio del fratello "apostata", musulmano, che prese il nome di Muhammad XVI.

Gli ultimi anni di Ismail III


Granada, dopo aver delineato i suoi nemici in Europa, doveva cercarsi degli alleati. La scelta più naturale era il Sultano.
Nel 1577 la Sublime Porta dovette affrontare una coalizione formata dal Sacro Romano Impero, Polonia, Ungheria, Stiria, Valacchia e Moldavia per contrastarne l'espansione europea. In una breve unione militare, 2000 cavalieri e 1000 fanti italiani vennero mandati in a Ragusa per rinforzare l'esercito di Mesut Pasha. Queste truppe tennero testa all'armata ungherese a Puka. Sei anni più tardi la guerra si concluse con l'annessione di Valacchia e Moldavia da parte dell'Impero Ottomano e l'acquisizione della Dalmazia.
Nei successivi sette anni l'impegno fu volto al consolidamento dei territori extraeuropei, incoraggiando l'emigrazione laggiù. L'ultima apparizione di Ismail fu nel 1583, al processo per lo "scandalo dei tintori". Si ritirò dalla vita pubblica tormentato dal male, probabilmente un tumore al fegato e morì successivamente. Gli succedette Mohammad, il XV.

La prima guerra del Gujarat

Sin dal 1563 il Gujarat, preoccupato dall'espansione europea nell'area indiana, aveva vietato l'accesso ai mercanti di Granada al proprio commercio, che aveva l'apice nella nuova capitale di Rajkot, nuovo crocevia fra Africa, Persia e Oriente. Nel 1575, dopo numerose minacce, Ismail decise di andare per la guerra contro Muzaffar Shah III. A guidare le operazioni mandò il figlio con il suo consigliere Amhed al-Meriya, che avrebbe poi dovuto scegliere un altro generale locale. Nel frattempo, ottenne l'aiuto dell'Oman, anch'esso in cerca di rivincita contro l'atavico nemico.
In India Muhammad ottenne i servigi del re di Kochi -nominalmente- Keshava Ramavarma per l'appalto sui dazi portuali, che aveva perso all'epoca della prima colonizzazione, rimanendo però nella sua nuova capitale. Imbarcò i suoi 2000 uomini e 500 Portrumil, mentre l'Oman mandò 9000 fanti e 3000 cavalieri.
I coalizzati potevano permettersi così pochi uomini perché il servizio informativo omanita aveva scoperto che di lì a poco sarebbe iniziata l'invasione da parte di Delhi.
Le due armate s'incontrarono a Bhavnagar, da cui partirono verso l'interno, mentre Muzaffar era bloccato dall'assedio di Vadodara. Cinsero d'assedio Rajkot e la conquistarono facilmente, nonostante fosse stata munita dei migliori e più recenti sistemi di difesa dell'epoca. Muhammad, alla conquista, fece occupare il palazzo e le dimore dei più ricchi e vi si insediò, lasciando il resto della città agli alleati. Una settimana dopo, saputo dell'imminente rottura dell'assedio da parte di Muzaffar, prelevò il tesoro e ogni oggetto di valore dal palazzo, dalle case occupate e dai templi che avevano indicato come favoriti dalla famiglia reale (islamica), mentre toccò solo la moschea di palazzo, lasciandola agli Indiani. Infine, diede alle fiamme il palazzo. Dopo questa spoliazione, lasciò tutta la gestione del territorio occupato ai 26000 omaniti di stanza e si reimbarcò per Goa e il sud. Muzaffar Shah alla fine si liberò e fece la pace con Delhi. Dopo altri sette anni riuscì a raccogliere abbastanza guerrieri per cacciare l'esercito del sultano.
Dopo questa vittoria, fu comunque costretto a un accordo: con Muhammad, che era rimasto in India, se la cavò con privilegi ai suoi mercanti e il mantenimento del bottino, mentre l'Oman richiese lo stesso più il diritto di tenere presidi nelle maggiori città e la consegna di tutta la flotta.