martedì 21 novembre 2006

Muhammad XVI


Neanche lui era presente alla morte del predecessore per ascendere il trono. Infatti si trovava al momento in Prussia, facendo pratica militare come molti nobili rampolli dell'epoca nello staff di Thomas von Lipstendorf, nella Seconda Guerra Baltica (o guerra Russo-Prussiana). Al momento di mandare qualcuno a richiamarlo, però, il conte di Lipstendorf stava affrontando l'assedio a Marienburg dei Russi, pertanto non era possibile avvisarlo. La corona allora fu momentaneamente offerta al cugino Jamal, ma questi rifiutò, lasciando tutto al primo ministro Mahoma Cazerén. Successivamente, si tentò anche di chiedere il lasciapassare per Muhammad tramite l'Imperatore, che si era dissociato dalla guerra, ma non si riuscì neanche in quel modo. Alla fine, nell'inverno del 1606 l'imperatore Sigismund II ruppe gli indugi e attaccò l'ex alleato, liberando personalmente Marienburg, che con Königsberg rimaneva l'ultima città in mano prussiana, continuando poi nella fase di riscossa prussiana (nel 1607 la Curlandia fu presa e annessa alla Prussia, che dovette però rientrare nell'Impero, congiungendo così i territori alla foce del Neva). Dopo la liberazione, lo stesso duca, ignaro della morte a meridione e in merito al coraggio di Muhammad nell'assedio, gli affidò il comando di un reggimento di cavalleria, che partì di gran carriera assieme all'esercito alleato per partecipare alla battaglia di Lötzen. In questa battaglia fu ustionato al volto da un archibugio, causando la perdita dei peli sulla parte destra del volto; fu il primo nasride ad apparire senza barba o baffi, da sempre tradizione famigliare. Fatto sta che gli arrivò notizia solo dopo quasi un anno dalla morte dello zio.

L'alleanza con il Sultano e le prime guerre
Poco dopo l'incoronazione, pretese che ogni governatore e sovrano vassallo si recasse da lui per giurargli fedeltà, divenendo una lunga tradizione.
Muhammad era il figlio più grande del padre e di una Adyghe convertitasi anch'ella al cristianesimo. Dopo il divorzio, tornò con la madre prima a Granada, poi a Istanbul, che conosceva bene e lì passò l'adolescenza. Morta la madre, si trasferì dallo zio regnante. Avendo passato così tanti anni a Istanbul, s'era convertito all'islam ed era diventato un grande ammiratore degli Ottomani.
Nel 1608 venne firmata l'alleanza tra i due giganti dell'Umma, che ebbe subito valenza nella guerra contro gli Ziyanidi. La guerra scoppiò quando arrivò da parte francese la liberazione della Sardegna come protettorato. L'emiro allora pensò di potersi impadronire dell'isola partendo dalla Corsica, approfittando di alcuni problemi nelle investiture, invadendo Piemonte e Provenza, che era in uno stato di semi-anarchia e quindi far sbarcare un altro esercito in Sardegna. Ma dispiegando velocemente gli uomini che dovevano tornare in Francia dopo il periodo nella guarnigione isolana, Alphonse principe di Rodrieux, sconfisse prima ad Avignone e poi a Bastia, arrivando alla pace e ottenendo la Provenza. Con l'incontro a Tunisi, Muhamamd e Ahmed I decisero di dichiarare guerra agli Arabo-italiani, che al momento si avvicinavano alla battaglia di Pavone.
Gli Ottomani conquistarono con qualche difficoltà la Cirenaica e Muhammad in persona comandò l'attacco anfibio ad Ajaccio, unica roccaforte dell'isola. Nel 1609 fu siglata la tregua, ma durò poco per l'ultimo emiro, Ludali (forma corrotta di Ludovico): un mese dopo il suo ritorno dal Piemonte, la Repubblica di Venezia passò alle ostilità. Risoluto a mantenere almeno Milano, che i suoi avi avevano conquistato con tanta fatica, rifiutò di sottomettersi. A Gavirate, con un'armata raccogliticcia inflisse una sonora sconfitta al piccolo esercito dogale, ma questi tornò con diecimila uomini. Si dovette ritirare a Milano, ma le potenti mura fatte costruire dal bisnonno resistettero bene all'artiglieria veneta e per mezzo di molti fortini rimasero aperti fino a quasi la fine i canali di approvigionamento tra Lecco e sul Naviglio Grande. Dopo due anni di blando assedio, l'Impero Ottomano si accordò per tenere solo Corfu tra le isole ioniche e così altri soldati poterono essere spostati in Lombardia, tagliando le vie di rifornimento nemiche. Il 24 luglio 1611, durante il terzo dei previsti cinque bombardamenti notturni prima dell'assalto alla città, Ludali sortì con la sua guardia personale e puntò dritto alla sede di comando nemica. Fu ovviamente fermato ben prima e ucciso combattendo assieme a tutti i suoi compagni d'arme. Morto lui, il generale Federigo Lombroso parlamentò con il comitato dei nobili e l'ex moglie dell'emiro, promettendo di non toccare oltre la città in cambio della sua resa. Ad agosto, il vessillo di S. Marco garriva su Milano.
L'anno dopo, Muhammad lasciò di nuovo Granada per entrare in azione: gran soldato e buon diplomatico, sapeva di essere negato per l'amministrazione, ma anche come riconoscere i migliori burocrati per sopperire alla sua deficienza. Il problema era in Africa: i Malinké erano in fermento poiché la guarnigione di Kangaba aveva requisito ogni scorta alimentare, nonostante la stagione che non prometteva un gran raccolto, si temeva che il Benin potesse fomentare una rivolta. Essendo il governatore, suo vicario, morto senza aver trovato un sostituto, dovette scendere personalmente. Arrivato, non potè far altro che far condividere le scorte e sperare nella pioggia. Che arrivò. Come un miracolo, dopo quasi un anno di siccità, arrivò la pioggia in tutta la regione, mentre Muhammad era lì presente, permettendo la crescita delle piante. Per sugellare quell'avvenimento, prese come moglie la figlia di un modesto funzionario Malinké, conosciuta col nome arabo di Sabah; fece scalpore, ma con quel gesto iniziò la campagna per la popolarità fuori dall'Europa.
Con Sabah ebbe Othman, il primo pargolo reale dal sangue non completamente iberico e ciò destò scandalo, ma Muhammad non ci badò, continuando per le sue vie. Fino al 1615 girò per la penisola, Francia e Italia, mischiandosi alla folla, partecipando a feste popolari, parlando in pubblico, mostrandosi ai suoi sudditi. Inoltre prendeva parte a tutte le cerimonie religiose che incontrava e non accadde mai che un sacerdote avesse qualcosa da ridire.
Nel 1615, aumentando gli screzi confinari tra coloni granatini e svedesi nella Somalia, prese di nuovo le redini della situazione e optò per la guerra, onde eliminare la minaccia. Consegnate le redini a Cazerén, mise a capo della flotta da guerra di stanza a El Ferrol il genovese Armando Onori e gli ordinò di dirigersi a Stavanger per bloccare le navi svedesi a due mesi dalla sua partenza. Dopo ciò, partì per Landskrona, passando per il Sinai. Non potendo iniziare le operazioni fino all'inizio dell'inverno, tuttavia, non ci fu la corrispondenza tra l'attacco navale, che aprì le ostilità, con la marcia contro la colonia svedese. Tuttavia, approfittò del periodo d'inattività per addestrare i poco volenterosi Somali e far arrivare qualche centinaio di mercenari bengalesi. La flotta nel frattempo vinse un primo scontro a Kragerø, obbligando gli avversari a ritirarsi a Kristiansand, favoriti dal maltempo. A ottobre, iniziando la stagione somala di day, Muhammad partì con 100 cavalleggeri, 600 coloni (la maggior parte Portrumil), altri 600 mercenari e poco più di 1000 ausiliari somali; al momento, a Vasaborg non era ancora giunta notizia delle ostilità né dell'arrivo del re nasride in Africa (s'era preoccupato di non dare troppo nell'occhio). Af Bruder non potette far nulla per salvare Fästning Tre Kronor, protetta solo da delle ridotte. Comunque, rallentato dalle piogge, Muhammad non entrò nel län di Vasaborg che venti giorni dopo, dando al governatore tempo di raccogliere le difese.
All'entrata nel territorio ancora svedese, af Bruder poteva opporre un ugual numero di Somali, 900 finlandesi e 85 uomini del gruppo d'incursione che si progettava di far intervenire nelle contese fra coloni prima che scoppiasse la guerra. Mandò quindi i Somali e metà dei finlandesi a combattere una sorta di guerriglia contro i nemici avanzanti, che rallentò la marcia ma non fece grandi danni all'armata. Fu in uno di queste scaramucce che Muhammad inaugurò il suo nuovo aspetto da combattimento: facendosi crescere la barba, rimaneva con la faccia praticamente divisa a metà, che unita all'imponenza e ai lineamenti duri lo aiutavano nello scontro corpo a corpo.
L'ulteriore tempo guadagnato permise agli Svedesi di reclutare alcuni guerrieri del clan di Issa e allearsi con Mogadiscio, il cui re Hasan voleva mettere al sicuro il confine nord. Alla fine af Bruder prese l'iniziativa e richiamò i guerriglieri in una vistosa ritirata, attirando i nemici presso il forte di Burco, buona base per distogliere l'attenzione da Vasaborg. Poco prima che arrivassero le piogge anche lì, i due eserciti praticamente pari si confrontarono di fronte al forte. Lo Svedese contava di mettere i coloni in una formazione serrata di picchieri e archibugieri e tenere i Somali dietro, perché poi si aprissero e attaccassero le ali dopo lo scontro, mentre Muhammad optò per un più semplice ammassamento di fanteria da mischia disposta a cuneo dietro e la cavalleria a destra con lui. Non essendoci artiglieria, gli eserciti si avvicinarono direttamente per le scariche di archibugi.
Il re aveva inoltre ideato una nuova tattica, detta "l'ordine coreografico": arrivati a distanza di tiro, le cinque linee di fanteria s'inginocchiavano tenendo le armi alla massima inclinazione possibile, lasciando che si sparasse, poi si rialzavano e attendevano che i tiratori ricaricassero. La quantità delle armi da fuoco non era alta, ma aveva un impatto morale maggiore delle poche controparti svedesi e dei molti archi somali, che colpivano senza regolarità. Dopo tre scariche, af Bruder ordinò la carica, ma anche lì la preparazione dei nemici ebbe la meglio. Infatti, combattendo anche i Bengalesi e i Somali a fianco degli altri picchieri, la falange svedese cedette per la pressione prima che le truppe leggere avessero il tempo di riversarsi completamente ai suoi lati, prendendo di sorpresa gli stessi nemici, che si aspettavano uno schieramento più profondo. Tuttavia, il capo degli Issa, Maxamed Siyaad, ritrovò presto il contatto con il governatore e unendo i due tronconi dell'esercito riuscirono a circondare tutta la fanteria, richiusasi in un quadrato. Dovendo anticipare il suo intervento, Muhammad partì all'attacco col manipolo montato: i suoi passarono ma lui fu colpito da un colpo di pistola alla testa (si dice da parte dello stesso af Bruder); l'elmo potette deflettere il proiettile grazie alla conformazione, ma fu deformato e il nasride rimase stordito.
La cavalleria non travolse l'obiettivo, ma quando la bandiera dei Vasa fu spezzata, alcuni uomini iniziarono ad arretrare. L'arretramento divenne mano a mano rotta, ma il comandante in seconda, Nesan Calao, preferì non impegnarsi completamente nell'inseguimento fintanto che il re era senza sensi, aspettando solo di poter iniziare l'assedio. Nella notte, buona parte dei Somali al servizio svedese l'abbandonarono con la forza e sfuggirono all'esercito poco lontano, non avendo voglia di morire per nessun invasore dal mare. Il giorno dopo Johan af Bruder decise di parlamentare, consegnando l'intera Somaliland svedese a Granada.
Nel frattempo re Maxamad stava per finire d'allestire la flotta che l'avrebbe fatto sbarcare a Landskrona. Impossibilitato a mandare soldati a sud, dovendo presidiare il territorio e girarlo personalmente per rendersi conto della situazione dopo il passaggio istituzionale, mandò un messaggio al sultano, che al momento era alla Mecca, preparandosi al ritorno dal pellegrinaggio, chiedendo supporto e mettendo a sua disposizione la flotta da trasporto in India. Il sultano accettò e mandò il bey di Medina con un migliaio di milizie beduine sulle navi alleati, a cui affiancò la flotta del Mar Rosso, utilizzata recentemente nella campagna contro la pirateria dell'Oceano (composta da circa 900 dhow, 200 boum e 10 caracche). Il re somalo diede a vedere di non voler attendere i venti favorevoli, perdendo in questo modo la sorpresa e venendo intercettato dall'ammiraglio arabo, che annientò la flotta. Poco dopo il bey sbarcò a Hobyo e mise in fuga il restante corpo di spedizione somalo, prendendo la non fortificata Galcaio.
Al terzo dell'anno Muhammad stimò finito il suo rapporto sulla nuova colonia, prese i Bengalesi e cento Portrumil e andò anch'egli nel Mudug, congiungendosi con gli Arabi. Maxamad si rifugiò a sud e arruolò altri duemila tra Somali e Arabi, marciando di nuovo verso nord, questa volta contando sulla siccità in arrivo per fiaccare gli avversari. Purtroppo per lui, parte della flotta turca e quella granatina imbarcarono gli uomini di Muhammad e dopo un bombardamento iniziale sbarcarono conquistando Mogadiscio con poco spargimento di sangue. Rimasto senza basi vicine, il re tentò di ritirarsi al confine con l'Ogaden, ma a metà strada decise che sarebbe stato inutile. Raggiunse Mogadiscio e offrì il Mudug all'Impero Ottomano e il resto del regione a Granada.

domenica 19 novembre 2006

La situazione mondiale dell'epoca.

Europa
Nella seconda metà del XVI secolo, l'Europa orientale si vide coalizzata contro la minaccia turca, coalizione guidata dall'unione polacco-ungherese, che resistette ad oltranza contro gli Ottomani, perdendo gran parte dei territori che l'avevano fatto grande. Approfittando di questi problemi a oriente, la Russia nella Guerra Baltica, intervenendo contro il khanato di Carelia, alleandosi con Svezia e SRI. Dopo averne sconfitto le armate, Fedor I cambiò fronte assieme all'imperatore, vincendo il re svedese e togliendogli il vasallaggio sulla Curlandia. Nel 1602 la Francia conquistò la Provenza e nello stesso anno Clemente VIII ratificò l'Atto di Protezione, per cui i regnati di Napoli diventavano l'arma e il mentore della Santa Sede. Come già detto, l'Inghilterra quasi si disinteressò dell'Europa e garantendosi l'alleanza con la Scozia si dedicò all'America.

Medio Oriente e Asia centrale
L'Impero Ottomano si dimostrava come la grande potenza islamica che avrebbe riportato l'epoca del Califfato. Ottenendo l'alleanza con Balkh e il Khorasan, ottenne l'aiuto della Persia intera nelle sue guerre; unico ostacolo era Kirkuk, ma fu un emirato passivo, che si lasciò smembrare pezzo per pezzo. Nel 1599, nella seconda guerra contro l'Aden, Mehmet Pasha entrò trionfante prima a Medina poi alla Mecca, portando quindi il dominio della Sublime Porta sui luoghi più sacri dell'Islam. Prima l'impero conquistò l'Armenia e i due regni georgiani di Kakheti e Imereti, arrivando quindi a governare tutto il Caucaso. In Asia centrale il khanato di Sibir dovette affrontare i Russi, i Kazaki e gli Uzbeki del nord, soccombendo lentamente a tutti e tre. I Kazaki poi entrarono in guerra contro Ferghana e il khanato uzbeko alleati dei Chagatai; dopo vent'anni di continue razzie, si risolse con un nulla di fatto se non enormi danni di guerra. In contemporanea (1590-1610) Kabul conquistò l'Afghanistan intero, ma divenne tributaria di Delhi.
A est il Bengala tentò la conquista di Taungoo, in Birmania, ma fallì.

Estremo Oriente
In quegli anni il Giappone si avviava alla fine del periodo Azuchi-Momoyama e all'inizio dell'Edo.
Sotto il regno dell'imperatore Wanli, la Cina raggiunse la sua massima estensione territoriale. Le armate imperiali penetrarono nel deserto dello Xinjiang e a sud ovest prese metà del territorio tibetano, quella che un secolo prima lo stesso aveva conquistato nel momento di debolezza cinese. Successivamente impose un suo parente sul trono coreano (nel frattempo affrancatosi dal dominio diretto cinese), sottomise i restanti Manchu e conquistò il Vietnam tranne l'estremo sud del regno di Champa a seguito della guerra contro Ayutthaya, scoppiata dall'aiuto fornito da questa ai ribelli mongoli del sud. Eliminata questa minaccia, la nazione thai fu ridimensionata al suo nucleo originario, a scapito cinese e degli stati Shan, che conquistarono l'area compresa fra i bacini del Mekong e dell'Irrawaddy. Con oltre 100.000 uomini, poi, il generale Chen Sui-bian sconfisse le armate Giapponesi e s'impadronì di Kyushu.
I Khmer ripresero il possesso del delta del Mekong e l'Atjeh riconquistò l'autonomia.

Africa Orientale e centrale
Poco dopo la disfatta, gli abitanti svedesi di Landskrona emigrarono, fondando dei nuclei a Lindi e Malindi, formalmente sotto il dominio di Kilwa.
Inoltre l'Oman dovette fronteggiare la rivolta dei capi locali a Mogadiscio, ma non ci riuscì e la città conquistò l'indipendenza, conquistando poi Mudug e l'Ogaden.
Contemporaneamente, iniziavano a formarsi i regni di Lunda e Luba, che 200 anni dopo sarebbero stati la rovina indiretta del regno del Congo.

America settentrionale
In questio periodo, la quasi totalità della costa vide affermarsi il dominio inglese; risale al 1581 il primo scontro fra Cherokee, Creek e i nuovi arrivati.
Dopo la guerra delle 7 nazioni, gli Irochesi portarono forzatamente nella loro alleanza Shawnee e Delaware, divenendo così rivali degli Uroni nel predominio regionale. Più a sud, un'armata comandata dal signore azteco Mazatl sconfisse le forze dei Navaho, obbligandoli a ritirarsi a nord.
Occore aprire una parentesi sull'impero: quando Tizoc II salì al trono, aveva davanti un grande dominio ma fragilissimo. Per rafforzarlo, introdusse una serie di riforme rivoluzionarie che rischiarono quasi di farlo detronizzare, ma resistette e diede vari secoli di vita in più all'impero. Il Tlatoani per prima cosa, approfittando dei disordini interni nelle altre città, elesse Tenochtitlan a unica capitale, eliminando senza colpo ferire la tetrarchia che s'era protatta nel tempo. Come seconda cosa, agì sulla religione: per non vivere nel timore delle rivolte, le popolazioni sottomesse non dovevano odiarlo. Pertanto, con l'aiuto di alcuni sacerdoti riformisti, stravolse la religione e l'arte bellica stessa, riuscendo nell'intento di trasformare i sacrifici umani regolari in sacrifici d'altra natura, riservandoli alle sole grandi vittorie contro i nuovi nemici, poiché Tlaxcala era stata ormai conquistata e le guerre dei fiori sembravano anacronistiche. La guerra allora si adeguò, poiché i prigionieri erano graditi ma non indispensabili, portando a tattiche nuove e a un cambiamento nelle armi. Contro ogni aspettativa, le voci contrarie furono forti ma poche e i popoli sottomessi, altri Nahuatl e Maya in primis, iniziarono a identificarsi come un'unica sudditanza.
In Sud America, invece, salvo le coalizioni di tribù del Rio contro gli schiavisti inglesi, unica nota importante fu la Guerra delle Patate, combattuta nell'impero inca, dovuta alla tassazione nel Chimor sui tuberi importati dall'interno. Dopo due anni questa tassa fu tolta e incentivata la selezione di varietà del vegetale adatte al territorio dei Chimu.

Oceania
Risale più o meno a questo periodo il breve regno di Onaona, re di O'ahu, che per una decina d'anni regnò su tutto l'arcipelago, prima di essere ricacciato.

Muhammad XV

Muhammad fu incoronato la settimana successiva al funerale del padre.

L'America
Notabile fu la spedizione del fratello minore, Muhammad anche lui, oltreoceano. Tale atto era stato dettato dalla vivacità coloniale inglese: senza altri concorrenti europei tranne la debole Francia, l'Inghilterra in America doveva solo confrontarsi con le popolazioni native e ogni anno sempre più stabilimenti erano fondati. Fu scelto per creare un avamposto in America il fratello che si era convertito al cristianesimo. Questi raccolse circa 300 Spagnoli e partì per l'occidente. Quando partirono non sapevano ancora dove stabilirsi definitivamente, ma arrivati nei Caraibi si trovò una sistemazione: un'isola, chiamata poi Barbados, aveva visto uno scontro tra un'insediamento misto guarnigione inglese e i Caribi locali. Superati di numero gli Inglesi furono sterminati, ma in cambio attaccarono ai nativi varie malattie del loro continente. Trovando quindi le ultime comunità caribiche nel sud dell'isola, Muhammad e i suoi si stabilirono a nord, fondando il Fuerte de los Flamencos.

La guerra civile nell'impero Songhai
Due anni dopo l'impresa coloniale, nel Songhai, il successore di (Askia) Daoud, Askia al-Hajj, venne rovesciato, guarda caso durante un pellegrinaggio. Tornato di tutta fretta da metà percorso, dovette affrontare l'usurpatore, Muhammad Bana, a sua volta contrastato dal cognato, Ishaq II.
Raccolta un'armata di 4000 tra Mandé e Songhai, al-Hajj incontrò Muhammad Bana, con altrettanti Bozo e Hausa a Fana. Lo scontro risultò in un sostanziale pareggio e i due contendenti si ritirarono uno a Gao e l'altro Jenné. Ishaq invece, senza un grande seguito, si rifugiò a Essouk, controllando tutto il nord dell'impero.
Tuttavia Ishaq nella sua ritirata aveva portato con sé tutto l'arsenale esplosivo e quindi aveva bloccato i rivali alle armi tradizionali.
Passando per le vie carovaniere, Ishaq si recò da Muhammad, che soggiornava a Fez al momento, prostrandosi davanti a lui e chiedendogli aiuto.
Egli, valutando la situazione, accettò. Ishaq infatti aveva trovato l'alleanza con il Kanem-Bornu e il Baguirmi, che fino a pochi anni prima avevano minacciato sia il Benin sia Granada. Inoltre, Ishaq era parente dei Nasridi, avendo la sorella sposato il terzo fratello di Mohammad.
Come prima mossa per riportare l'unità nell'alleato, Mohammad contattò gli altri due contendenti, offrendo loro la resa. Rifiutata da entrambi, gli alleati di Ishaq marciarono uniti sotto re Idris III verso Gao, ma al-Hajj li intercettò e sconfisse in un'imboscata presso il lago Ciad. Perso il sostegno a oriente, scattò la seconda parte della strategia. In contemporanea, l'armata mercenaria di Ishaq, finanziata dagli iberici, con i suoi precedenti sostenitori marciò da Essouk e Paranama Yoli, luogotenente del regno Mossi di Wagadougou (regno che aveva una storica rivalità con l'impero) partì verso nord-est. Eludendo Muhammad Bana, i due contingenti s'incontrarono ma al-Hajj sfuggì alla battaglia.
Vedendosi superato di numero, propose l'alleanza a Bana, per poi contendersi il regno eliminato il terzo incomodo. Questi, volendo dare una dimostrazione di forza allo scomodo alleato granatino, accettò.
Mentre raccoglievano ulteriori forze, lo stesso Mohammad arrivò a Gao, conquistata, con 1000 uomini della guardia. A poche miglia dalla stessa si confrontarono gli eserciti. Circa 20000 uomini di Muhammad Bana e al-Hajj dovevano sconfiggere metà dei nemici.
La topografia era semplice: una piana senza particolari alture, divisa a metà da un corso d'acqua stagionale.
Vedendo che, a causa di problemi negli ordini, l'esercito di Paranama stentava a schierarsi bene, Muhammad Bana caricò l'ala sinistra dello schieramento nemico, con Muhamamd XV e Ishaq II, la più pericolosa, seguito a ruota dall'altro. Arrivati al ruscello, lo schermo di fanteria di Granada si dissolse, rivelando tutti i cannoni e dietro la fanteria pesante.
Un'unica salva colpì quasi a bruciapelo i nemici, martoriandone i ranghi e questo fu troppo per gli uomini di Muhammad, che non avevano mai visto la polvere da sparo in funzione. Ruppero i ranghi prima ancora di entrare in contatto e si diedero alla fuga, inseguiti da diversi Mossi, che avevano aggirato la massa dei nemici caricanti.
L'esercito di al-Hajj invece resistette, poiché la maggior parte dei suoi erano veterani della guerra dei 5 anni o ex guardie reali.
Facendo fuggire gli artiglieri, si scontrarono contro la Guardia e i mercenari, ma non avrebbero retto a lungo, a causa delle loro armature. Per ovviare a ciò, con l'armata di Paranama ormai impegnata nell'inseguimento, il re consegnò i 200 cavalieri della Guardia a Ishaq, che comandava già i suoi 700 e gli ordinò di caricare. Alla testa di 900 cavalieri corazzati irruppe sul fianco sinistro di al-Hajj, che cadde nella carica assieme a tutta la sua guardia, facendo crollare il morale degli altri, portandoli alla rotta. In sole due ore erano rimasti sul campo 3000 uomini.
Il re frenò comunque Ishaq dall'inseguimento, ordinandogli di lasciare il comando al suo secondo. Dopo la battaglia i Mossi furono mandati a mettere al sicuro l'occidente, mentre i mercenari spensero gli ultimi focolai a sud. Rimasto a Gao con Ishaq, il re usò la sua guardia per bloccare quella di Ishaq e gli impose di fare atto di sottomissione a guerra terminata, portando l'impero in posizione subordinata e attingendo dalle sue casse per ricompensare i Mossi. Anche Muhammad Bana morì combattendo e nel 1588 Ishaq fu riconosciuto definitivamente come Askia Ishaq II, vassallo di Muhammad XV.
Quando morì, tre anni dopo, il potere passò al piccolo Daoud II, di sette anni, sotto la reggenza della madre e del visir, ma sette anni dopo anche lei morì e immediatamente Muhammad mandò un esercito a Timbuktu e Gao per prendere in ostaggio il da pochissimo maggiorenne imperatore. Coi maggiori centri del suo dominio occupati e avendo perso l'appoggio di numerosi nobili, comprati dalla prospettiva di poter sfruttare privatamente le miniere reali d'oro, fu obbligato a un'ulteriore umiliazione. Firmando la sottomissione, tutto il suo regno era reso a una delle tante entità tributarie africane e indiane di Granada, senza possibilità di decisione in politica estera, divenenendo de facto un governatore per conto di Granada. Alla sua morte a causa del colera, nel 1600, il regno divenne parte del governatorato di Marocco e nulla rimase dell'autorità regale, delegata ai nobili.
Il seguito
I successivi anni passarono in pace. Al-Meriya nel 1590 partecipò alla conferenza di Lecco circa la guerra tra Sicilia e Napoli.
L'anno successivo, il 1591, poco prima di Natale, Muhammad celebrò i 1000 anni dell'egira, secondo il gusto decennale di molti studiosi, inaugurando la nuova grande moschea di Barcellona e indicendo due settimane di festa in tutto il regno.
Tre anni più tardi venne riformata parte del codice penale: ancora più reati furono analizzati dalla scuola di giurisprudenza toletina, che s'ispirava in parte al diritto romano. La schiavitù venne reintrodotta, ma statale e solo per crimini come furto aggravato, blasfemia reiterata e atti di pubblica sodomia e tutti i tipi di frode. Per i piccoli crimini e i debiti invece la pena da punizioni corporali e detenzione divenne uno stato di semischiavitù, ossia l'obbligo di alcune corvée alla parte lesa per un periodo proporzionale al danno. Ciò entrò in vigore con l'Editto di Cadice.
Muhammad morì nel 1605 e gli succedette il nipote, figlio del fratello "apostata", musulmano, che prese il nome di Muhammad XVI.

Gli ultimi anni di Ismail III


Granada, dopo aver delineato i suoi nemici in Europa, doveva cercarsi degli alleati. La scelta più naturale era il Sultano.
Nel 1577 la Sublime Porta dovette affrontare una coalizione formata dal Sacro Romano Impero, Polonia, Ungheria, Stiria, Valacchia e Moldavia per contrastarne l'espansione europea. In una breve unione militare, 2000 cavalieri e 1000 fanti italiani vennero mandati in a Ragusa per rinforzare l'esercito di Mesut Pasha. Queste truppe tennero testa all'armata ungherese a Puka. Sei anni più tardi la guerra si concluse con l'annessione di Valacchia e Moldavia da parte dell'Impero Ottomano e l'acquisizione della Dalmazia.
Nei successivi sette anni l'impegno fu volto al consolidamento dei territori extraeuropei, incoraggiando l'emigrazione laggiù. L'ultima apparizione di Ismail fu nel 1583, al processo per lo "scandalo dei tintori". Si ritirò dalla vita pubblica tormentato dal male, probabilmente un tumore al fegato e morì successivamente. Gli succedette Mohammad, il XV.

La prima guerra del Gujarat

Sin dal 1563 il Gujarat, preoccupato dall'espansione europea nell'area indiana, aveva vietato l'accesso ai mercanti di Granada al proprio commercio, che aveva l'apice nella nuova capitale di Rajkot, nuovo crocevia fra Africa, Persia e Oriente. Nel 1575, dopo numerose minacce, Ismail decise di andare per la guerra contro Muzaffar Shah III. A guidare le operazioni mandò il figlio con il suo consigliere Amhed al-Meriya, che avrebbe poi dovuto scegliere un altro generale locale. Nel frattempo, ottenne l'aiuto dell'Oman, anch'esso in cerca di rivincita contro l'atavico nemico.
In India Muhammad ottenne i servigi del re di Kochi -nominalmente- Keshava Ramavarma per l'appalto sui dazi portuali, che aveva perso all'epoca della prima colonizzazione, rimanendo però nella sua nuova capitale. Imbarcò i suoi 2000 uomini e 500 Portrumil, mentre l'Oman mandò 9000 fanti e 3000 cavalieri.
I coalizzati potevano permettersi così pochi uomini perché il servizio informativo omanita aveva scoperto che di lì a poco sarebbe iniziata l'invasione da parte di Delhi.
Le due armate s'incontrarono a Bhavnagar, da cui partirono verso l'interno, mentre Muzaffar era bloccato dall'assedio di Vadodara. Cinsero d'assedio Rajkot e la conquistarono facilmente, nonostante fosse stata munita dei migliori e più recenti sistemi di difesa dell'epoca. Muhammad, alla conquista, fece occupare il palazzo e le dimore dei più ricchi e vi si insediò, lasciando il resto della città agli alleati. Una settimana dopo, saputo dell'imminente rottura dell'assedio da parte di Muzaffar, prelevò il tesoro e ogni oggetto di valore dal palazzo, dalle case occupate e dai templi che avevano indicato come favoriti dalla famiglia reale (islamica), mentre toccò solo la moschea di palazzo, lasciandola agli Indiani. Infine, diede alle fiamme il palazzo. Dopo questa spoliazione, lasciò tutta la gestione del territorio occupato ai 26000 omaniti di stanza e si reimbarcò per Goa e il sud. Muzaffar Shah alla fine si liberò e fece la pace con Delhi. Dopo altri sette anni riuscì a raccogliere abbastanza guerrieri per cacciare l'esercito del sultano.
Dopo questa vittoria, fu comunque costretto a un accordo: con Muhammad, che era rimasto in India, se la cavò con privilegi ai suoi mercanti e il mantenimento del bottino, mentre l'Oman richiese lo stesso più il diritto di tenere presidi nelle maggiori città e la consegna di tutta la flotta.

Il periodo delle rivolte

Chiamato anche della guerra civile (o, per meglio dire, delle guerre civili), durò 8 anni e fu provocato dall'incerta situazione interna. Si suddivide nella fase francese (1565), italiana (1565-1566), spagnola (1566-1567), araba (1566) e berbera (1566-1573).
La prima causa fu la povertà che aveva colpito vaste aree del regno, unito alla sensazione che i tempi fossero maturi per un cambio della guardia o la rinascita di antiche spinte indipendentiste.

Francia
La prima scintilla scoccò in Francia. A incitare alla rivolta fu Luc Sebs, un avvocato aquitano. Questi, zelante luterano, vedeva l'occupazione granatina più come un affronto religioso che una prevaricazione dell'indipendenza popolare; arringando contro i nobili corrotti e l'incuria del territorio, raccolse qualche centinaio di volontari con cui espugnò due castelli e in seguito arrivò a guidare 2000 uomini nell'""Armata di Salvezza della Croce" più tutti i servizi collegati, prendendo il controllo di un'ampia parte dell'Aquitania e instaurando un governo provvisorio. Prima che Delsez potesse intervenire, comunque, i nobili locali si unirono contro la minaccia e con le loro milizie riuscirono a sconfiggere l'armata nel villaggio basco di Haltzu sei mesi dopo la prima apparizione di Sebs. Lo stesso fu catturato e impiccato a Bordeaux.

Italia
La morte di numerosi soldati italiani in Francia aveva posto in cattiva luce il governo nasride. A ciò si aggiunse nel 1563 un'epidemia che colpì Genova e Firenze. Nel luglio di due anni dopo, quando a Livorno il prezzo del pane raggiunse il suo massimo, la popolazione si ribellò, velocemente seguita da molte altre città. I centri maggiori aderirono alla Confederazione Italica, mentre quelli minori rimasero più o meno lealisti. La Confederazione, in pratica formata da città-stato, chiese aiuto a Venezia, ma questa era già impegnata nella guerra contro Mantova, che avrebbe poi sottomesso un anno dopo. Gli Zyianidi da Milano si offrirono di aiutare Granata, ma Ismail rifiutò. Lo stesso re portò 3200 mercenari svizzeri in Italia, sconfiggendo le forze nemiche a Cecina. Ludovico Alderigo, il console di Firenze, morì in battaglia. Per l'autunno del 1566 tutte le città rivoltose erano state espugnate o avevano fatto atto di sottomissione. Oltre a imporre un calmiere, Ismail decise di togliere ogni prerogativa cittadina a quelle che si erano ribellate e trasferirle alle altre, effetto che rimase fino al regno del nipote.

Spagna del nord
Mentre il re era via, in patria un'altra sommossa avvenne. L'autore era il marchese decaduto Emilio Fraga. Egli, cattolico fino al midollo, prese esempio dalla vicenda di Sebs per guidare la sua guerra per l'indipendenza politica e religiosa e non avrebbe potuto trovare un terreno più fertile che nella propria terra natale, la Galizia. Appoggiato da molti altri nobili (dal 1550 la regione era a statuto speciale), reclutò molti Galleghi, per poi sconfinare nelle Asturie; alla fine l'armata "de la Concha de Santiago"arrivò a contare 20.000 uomini e la capitale fu posta nella stessa Santiago de Compostela, dilagando nella Spagna settentrionale senza incontrare resistenza. Fraga fu però sconfitto in due occasioni dal principe, di cui parleremo in seguito. Terminato il movimento, Muhammad concesse la grazia ai nobili che avevano spalleggiato il marchese e i civili, ma tolse alla regione lo statuto speciale, rendendo i nobili tutti funzionari statali.

Spagna del sud
Innanzitutto, bisogna parlare della situazione dell'élite arabo-berbera all'epoca. L'opinione comune era che i sovrani, nel tentativo di rabbonire le popolazioni sottomesse concendendo loro pari diritti, avesso prevaricato i privilegi di quella che era stata da sempre la casta dominante. D'altronde, forse il più grande pittore e scrittore granatino del XVI secolo, Julio Ortenga y Jacinte, non era un musulmano dell'Estremadura, che scriveva in Spagnolo e si dedicava a temi molto "cristiani"? Forse il dominio effettivo degli Arabi -comunque inteso non come nobiliare, ma bensì come di semplici governatori- non si fermava alla Guadiana? Sentivano la famiglia reale come lontana e corrotta. La rivolta al nord fu l'ultima goccia: il governo per loro era diventato troppo debole. Il movimento era capeggiato dalla potente famiglia di Almeira dei Rasid, che con l'aiuto dei banchieri ebrei Iacossa ottenne i servigi di 5000 mercenari turchi, a cui si unirono le loro milizie e insieme marciarono verso nord contro i cristiani. Il governatore di Toledo, che s'era opposto al foraggiamento dell'esercito, fu catturato e ucciso.
Lo stesso numero di veterani fu richiamato dal principe Muhammad, che giunse a un accordo con Nayef ar-Rasid, il capo, per unire le proprie forze contro il nemico comune. Poco prima la battaglia di Cecina, l'esercito regale soprese in una valle del Leon l'armata di Santiago, mettendone in fuga metà e catturando o uccidendo l'altra.
Il punto di rottura avvenne in seguito, a Valladolid. Nayef proponeva l'esecuzione di tutti i prigionieri e la distruzione della città come gesto dimostrativo, ma Muhammad non acconsentì. Di fronte alla minaccia di usare le proprie truppe indipendentemente e alla vigilia del Ramadan, il principe fece arrestare Nayef ed esautorò gli altri comandanti. Pagò poi di tasca sua l'ultima rata ai mercenari, perché "scortassero" gli irregolari a sud e rimanessero di riserva fino alla primavera successiva. Interruppe le operazioni per il mese di sawn e poi riprese in inverno.
Riconquistò la Galizia con facilità, costringendo i superstiti a rifugiarsi a Oviedo, che fu rinconquista in febbraio. Dopo questo, quando il padre era già tornato, accadde quanto già detto.

Maghreb
Subito dopo la vittoria nelle Asturie, a sud si delineò un altro problema. In parte per lo stesso motivo degli Andalusi e in parte per un sogno d'indipendenza, un influente Shleuh, Magsen Amazigh (sconosciuto il nome precedente), si mise a capo di un esercito formato dai suoi seguaci, che aveva raccolto negli anni precedenti. Magsen era il primo teorico di un'unità berbera, cosa che era difficilmente concepita dalla popolazione, considerando le grandi differenze fra un gruppo e l'altro, in contrasto soprattutto con l'arabizzazione ancora in atto. Sognando una nuova Mauretania-Numidia, raccolse con le sue doti di capo il suo popolo e molti altri gruppi del deserto, tra cui i Tuareg, in una campagna contro "quelli delle coste", come li chiamavano, i Berberi più arabizzati. Tuttavia, dopo i primi successi, non ebbe vita facile: la città di Fez, i Berberi ebraici e i Rifain si opposero energicamente al progetto, facendo mancare l'appoggio di cui aveva più bisogno Magsen. Le informazioni su questo periodo sono scarse, ma si sa che i ribelli furono battuti sull'Atlante, divisi da alcune rivalità tra corpi dell'armata; ibn Abdul Aziz, il generale che guidava i lealisti, li inseguì fino all'Algeria interna, in uno stato di semi-anarchia, cosa che avvenne nel 1570. Per altri tre anni i fedelissimi di Magsen portarono avanti una guerriglia nella nuova conquista granatina, ma dopo il 1573 non si ha più alcuna cronaca delle loro attività. Si pensa che colui che aveva concepito i Berberi come un potenziale unico popolo, sia stato ucciso o sia morto di malattia. Fatto sta che il processo di arabizzazione continuò.

Si può anche notare un'esperienza simile nelle Canarie: Doramas II, uno dei pochissimi Guanchinet rimasti nelle Canarie, con un centinaio di uomini occupò un paio di villaggi nella Gran Canaria, per riportare in auge l'antico regno dei suoi antenati; assediato, giunse a un accordo pacifico senza alcuna perdita, ottenendo il permesso per la sua e altre 9 famiglie di vivere autocraticamente nella maniera antica senza pericolo.
L'area interessata

I risultati

La guerra dei 5 anni fu probabilmente l'evento più importante della storia nasride. Perché? Perché proiettò il regno da entità nata dagli Almohadi e conquistatore musulmano di una terra cristiana nel novero delle grandi potenze mondiali, riconosciuto unanimamente.
Tuttavia, questa guerra ebbe anche gravi conseguenze sul breve-medio termine: mancano dati precisi per le altre nazioni, ma circa il 55% dei richiamati alla leva granatini e un po' meno dagli stati collegati morì, portando immane distruzione a volte anche molto vicino al cuore del regno.

Paesi partecipanti

Granada, Songhai, Sardegna, Linguadoca
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Francia, Svezia, Benin, Inghilterra, Provenza, Savoia-Piemonte

Confini dopo le paci