domenica 14 dicembre 2008

L'arrivo della Russia

Lo zar Aleksandr I, nel primo 1808, decise che era giunto il suo momento. Senza aver avuto alcuna negoziazione con Granada e Ottomani, a febbraio dichiarò guerra a Impero, Regno Unito e Svezia. Unico alleato era il protettorato di Polonia. A marzo 9000 uomini invasero la Finlandia tedesca. Altri 12000 uomini invasero la Carelia. Entrambi gli schieramenti disponevano di truppe su sci, ma gli Svedesi erano più abili e riuscirono a rallentare l'avanzata russa. Cosa che invece non riuscì ai pochi difensori imperiali.
A marzo partì l'invasione dell'Estonia, che cadde, seguita dalla Lettonia.
Il 6 marzo, invece, 70000 Russi e 2000 Polacchi comandati dal maresciallo Kutuzov invasero la Piccola Polonia.

La guerra su due fronti
La dichiarazione di guerra russa aumentò solo il caos che regnava in Germania.
Non si riusciva a cacciare dalla Sassonia le armate di Brahe e Pedersen, ma a nord la morsa si faceva sempre più stretta.
Dopo l'Hannover, fu la volta dell'Holstein, che cadde a febbraio.
Allora, i generali in Sassonia preferirono ritirarsi, arrivando a Magdeburgo il 13 marzo.
Sbarcarono in Holstein 6000 Inglesi e 10000 Svedesi; l'imperatore Otto però incominciava a volere la pace, mentre gli alleati erano ancora convinti di poter arrivare ad almeno un pareggio, soprattutto perché erano preoccupati dal proliferare di movimenti liberali in Europa centrale.
Nel maggio del 1808 scoppiarono nuovi moti ad Aarhus, che la flotta svedese sedò.
Churrisque e Berthier non riuscirono a vincere i 16000 del corpo di spedizione e 3000 tedeschi e danesi che si ritrovarono dinnanzi ad aprile. Soult fu sconfitto il 29 marzo, perdendo Braunschweig. Un mese dopo, Nasr e Soult batterono però Brahe e Pedersen, obbligandoli a ritornare a Magdeburgo.

Una nuova stasi nelle operazioni permise ai generali tedeschi e svedesi di evacuare Magdeburgo tra il 2 e il 4 maggio. La situazione era critica, dato che Kutuzov aveva sbaragliato i Prussiani il 21 marzo a Görlitz. Si ritrovò 200km da Berlino, mentre gli alleati arrancavano, trovandosi i ponti distrutti e i depositi dati alle fiamme dai Freikorps prussiani. La tempestiva marcia russa si fermò a Berlino, dove il margravio aveva intenzione di opporre resistenza. Per due mesi le difese berlinesi resistettero all'artiglieria russa. Brahe e Pedersen, muovendosi da Magdeburgo, sconfissero Ibrahim Bey e puntarono sul Kutuzov per alleggerire la pressione sulla città; il 7 maggio, Pedersen fu ferito a morte da un attacco delle Ombre. Il suo successore fu l'hannoveriano Albrecht Linn.
Il piano era di distogliere le forze russe dall'assedio per il tempo sufficiente a Linn per rifornire di nuovo Berlino. Kutuzov, saputo del loro arrivo, lasciò 10000 uomini nelle ridotte attorno alla città e marciò sui nemici. L'estrema velocità con cui marciavano i soldati russi fu anche in questo caso spiazzante per gli avversari. Prima che potessero posizionarsi, sorprese Linn a Zehlendorf e lo sconfisse con tutta la sua forza. Nella notte marciò a sud e all'alba attaccò gli Svedesi a Lichterfelde, battendoli definitivamente. Berlino resistette ancora due settimane, poi cedette e Friedrich Wilhelm scappò dalla città con parte del governo.

Il successo russo era grazie alla celerità di spostamento, dovuta a due motivi: il primo era puramente fisico, dato che i soldati erano abituati a marciare in ogni condizione e a sopportare la fatica e le privazioni; la maggior parte dei reparti non disponeva nemmeno di tende reggimentali per i soldati, che spesso dormivano all'adiaccio.
Il secondo motivo era di carattere organizzativo: Kutuzov introdusse una più razionale divisione dell'esercito sopra il livello di divisione, i corpi d'armata. Ogni corpo d'armata, di grandezza stabilita, con effettivi di fanteria, cavalleria e artigliera, disponeva della propria logistica, dei propri genieri e degli altri servizi, rendendo la marcia molto più facile per grandi eserciti.

L'esilio dell'Imperatore
La caduta di Berlino diede agli alleati la possibilità di marciare a nord senza i due migliori generali nemici; il 12 giugno il corpo di spedizione fu sconfitto. In Meclemburgo l'esercito si ammutinò e ne nacque una rivolta che portò all'abdicazione del duca Friedrich Franz e all'instaurazione della repubblica.
A luglio anche a Kiel scoppiarono rivolte. L'Holstein, teoricamente feudo del granduca di Danimarca, si staccò e divenne repubblica. Altri soldati svedesi e inglesi furono mandati in Danimarca, per assicurarsi almeno lo Jutland. Di fronte a quello che avveniva, l'imperatore decise di andarsene in Svezia, dove sperava di non rischiare ulteriormente.

La campagna del nord

Lo scandalo del Lippe-Detmold
Nonostante le vittorie, ci volle tempo perché l'esercito fosse nuovamente pronto a marciare.
Solo a settembre Churrisque e Berthier poterono marciare nel Lippe-Detmold. Le nuove leve furono unite all'esercito di Durrheim, mentre Ferdinand guidava i 23000 suoi soldati. A Churrisque fu mandata la divisione portoghese da Nasr.
Sebbene ora comandasse solo 20000 uomini, Churrisque riuscì a sconfiggere Ferdinand a Sehnrath, aprendosi la strada per Colonia, presa facilmente.
Ugualmente, il 21 settembre Berthier vinse contro von Durrheim. Nella battaglia lo stesso generale tedesco rimase ucciso.
Berthier impose al principe Ferdinand di firmare l'accordo che rendeva il principato cobelligerante francese e lo obbligava a fornire soldati. La notte precedente alla firma, il principe cercò di scappare da Colonia a Münster, città ancora sotto il suo controllo nominale. Fu però catturato; i due generali si accorsero che la forza d'opposizione principale al principe era quella dei repubblicani, la cui presenza nei posti chiave aveva reso sicuro tutto il conquistato. Cedettero così alle richieste dei repubblicani e diedero loro il principe perché fosse giudicato. Fu trovato colpevole di alto tradimento, tirannia e crimini contro il popolo. Fu giustiziato, con grande gioia anche del popolino, con un recente strumento francese: la ghigliottina. Suo figlio Leopold, a Münster, divenne il nuovo principe, anche se minorenne. L'esecuzione di un nobile per mano del popolo fece molto scalpore in tutta Europa ed ebbe il risultato di esasperare gli animi sia dei repubblicani che dei monarchici.

Sassonia
A est di Colonia iniziavano i possedimenti diretti dell'imperatore Otto VIII. Per sicurezza, si spostò da Dortmund a Oldenburgo.
L'esercito di Nasr e Soult ora, passando dal Nassau, marciava sulla Sassonia. Soult battè l'armata dell'Elettore a Bebra, obbligandolo a ripiegare su Erfurt. Furono arruolate nuove armate in Hannover e in Prussia.
L'assedio di Erfurt, a cui si dedicarono i Francesi, durò dal 2 ottobre al 5 dicembre, data in cui la guarnigione, con lo stesso Elettore, si arrese.
Nel frattempo, Nasr incontrò l'esercito di Pedersen e quello svedese di Brahe. Nel primo scontro contro Pedersen, il 1 novembre, gli uomini di bin Osama si rivelarono inadatti a combattere nella neve, già caduta in quel mese. Nuovamente anche contro gli Svedesi Granada subì una lieve sconfitta. La soluzione fu di rifiutare lo scontro, se non attaccati per primi, fintanto che fosse stato inverno. Così, dopo Paderborn e Bockenem, a Lauenberg Nasr ottenne la ritirata dei nemici dopo due giorni di assalti alle sue posizioni.
Un altro problema che si poneva era alimentare: già era sconsigliato alle truppe islamiche di praticare il sawm durante le campagne militari. Ora, in Nordeuropa maiale e alcolici erano i viveri più facili da reperire e utili a un esercito in marcia. La preponderanza di soldati musulmani non permetteva neanche di suddividere il cibo fra loro e altre confessioni in maniera equilibrata. Iniziando con i soldati meno pii e i più affamati, pian piano anche i divieti alimentari furono abbandonati in favore di un'alimentazione più abbondante in guerra.

Anche Erfurt alla fine venne presa e l'elettore Frederick Augustus III firmò l'atto che rendeva la Sassonia territorio occupato e neutrale nella guerra in corso. Soult e due divisioni granatine a gennaio si scontrarono contro Brahe e Pedersen a Nordhausen. La battaglia si rivelò inconcludente.

La capitolazione Paesi Bassi
Grouchy, dopo Amsterdam, sembrava inarrestabile. Sconfisse sonoramente Dundas a Kampen il 12 agosto, quindi Willem e Dundas a Meppel. Dopo questa sconfitta, Lord Greenville stesso chiese che i soldati inglesi venissero richiamati in patria. Il re firmò l'armistizio il 18 agosto a Groninga e abdicò nuovamente, andando in Inghilterra. Fu richiamato Daendels a formare di nuovo il governo della Seconda Repubblica.
Grouchy avrebbe dovuto invadere l'Hannover, ma aveva bisogno di altri uomini, avendone persi molti durante i due anni di campagna; questi però erano necessari in Francia, poiché si temeva uno sbarco inglese.

La conquista dell'Hannover
Quando, a ottobre, 15000 soldati tedeschi arrivarono per unirsi all'armata di Berthier, ripartì l'offensiva. L'armata del Lippe e di Hannover, contante 32000 uomini, fu battuta a Melle. Il principe Ernst tentò di dare nuovamente battaglia a Stadthagen, ma venne abbandonato dai suoi generali, che non volevano più combattere contro gli invasori.
Churrisque questa volta prese l'iniziativa e offrì al principe di mantenerlo sul trono nonostante la forte opposizione, in cambio della costituzione e dell'appoggio logistico agli eserciti occupanti, più il possibile riconoscimento dell'indipendenza dopo la pace. Ernst accettò.
Nel frattempo, essendo fuggito il principe Leopold, a Münster fu proclama la Repubblica di Westphalia, cobelligerante di Francia e Granada.
L'imperatore cercò l'armistizio, ma gli fu richiesto di abolire l'impero. Rifiutò e si rifugiò in Danimarca.

La campagna di Prussia
A novembre, gli Ottomani e gli Ungheresi entrarono in Slesia. L'inesistente coesione fra gli alleati e la scarsa tra Adolfo e Ibrahim permise al margravio di Prussia Friedrich Wilhelm di colpire duramente l'armata del bey per poi ritirarsi dalla regione. Con lentezza l'esercito marciò in Slesia, spesso saccheggiando, e poi nella Prussia meridionale e in Brandenburgo, perdendo decine di uomini alla settimana per la guerriglia che l'esercito prussiano praticava. Nonostante tutta la buona volontà, l'esercito si dovette fermare coi rigori di gennaio.



L'intervento di Regno Unito e Svezia

Il 2 marzo 1806, le due potenze dichiararono che avrebbero onorato l'alleanza con l'Impero. Il 29 40000 uomini svedesi sbarcarono in Danimarca per unirsi ai contingenti imperiali; una forza di spedizione di 21000 soldati inglesi invece sbarcò più tardi ad Amsterdam.
Durante l'inverno, la coalizione aveva aumentato i suoi effettivi: ora 60000 uomini erano sotto il comando di Grouchy, Berthier ne aveva 29000 e Soult 68000; tuttavia, la Francia fu obbligata a introdurre la malvista levée en masse, mentre Granada, disponendo di un milione di professionisti solo in Europa, non ne ebbe bisogno. Churrisque aveva 23000 uomini e Nasr III, che aveva assunto la direzione di tutte le operazioni meridionali, 106000. Adolfo d'Este comandava ora 11000 uomini, più 24000 uomini di Ibrahim Bey. László Ferenczi aveva 50000 uomini, Béla 16000. I cobelligeranti in totale potevano fornire 42000 uomini. Altri 30000 circa se ne andavano su tutto il territorio nelle guarnigioni.
I Paesi Bassi avevano penuria di uomini: fra sconfitte e diserzioni gli effettivi dell'esercito continentale non superavano i 19000 uomini; von Durrheim invece disponeva di 48000 uomini; l'esercito bavarese contava ancora 35000 uomini ma probabilmente sarebbero durati poco. Knut Pedersen comandava l'armata del nord, di 42000 uomini; un'armata prussiana contava ancora 29000 uomini. L'imperatore aveva ordinato la leva in massa, ma i suoi vassalli erano tuttavia restii a impegnarsi nella ricerca di uomini, prevedendo che con una tale quantità di uomini anche in campo avversario avrebbe significato enormi massacri; chi non aveva abbandonato l'imperatore, ora che arrivavano rapporti di armate sempre più grandi tentennava e prendeva tempo.

Baviera e Nassau
In aprile, Ferenczi e gli Ottomani iniziarono l'invasione della Baviera, lasciando Béla di guardia in Boemia. A Bad Aibling e a Willing l'armata bavarese venne annientata dalla schiacciante superiorità nemica e il duca si arrese. La Baviera divenne territorio occupato.
Simultaneamente l'armata di Magonza, che ormai era divenuta insostenibile dalla popolazione, cercò nuovamente battaglia contro von Durrheim. La sconfitta di Lahnau fu agevolata dalla defezione del contingente del principe di Nassau-Weilburg, a cui era stato promessa l'indipendenza, l'elevazione a granduca e l'estensione dei suoi territori in base alle vecchie rivendicazioni dinastiche.
Sconfitto von Durrheim, con l'Atto di Annessione del 14 maggio il principe Friedrich Wilhelm divenne granduca di Nassau, togliendo il potere ai rami collaterali della famiglia e triplicando i suoi territori. Due armate vennero velocemente reclutate, una in Sassonia e l'altra centrata sul principato di Lippe-Detmold, il cui principe Ferdinad aveva ereditato tutti i vicini del dominio originale tranne i vescovati grazie a un'accorta politica matrimoniale nelle ultime due generazioni.

Paesi Bassi
Grouchy marciò a marzo verso Leida, dove si erano unite le forze militari degli alleati. Gli eserciti si scontrarono a Wassenaar, ma non ci furono vincitori. L'esercito di David Dundas riuscì a fermare gli attacchi francesi, ma entrambi gli eserciti si sganciarono durante la notte. Grouchy riuscì finalmente ad avere la meglio quando i suoi carri di rifornimento riuscirono a oltrepassare le alluvioni provocate dalle forti piogge dell'anno e sconfisse gli alleati, prendendo Leida, ma dovendoli lasciare ritirarsi verso Amsterdam.
Era infatti il grande problema di quella guerra: le nazioni coinvolte avevano capito sin da subito che il teatro delle operazioni non avrebbe mai potuto sostentare tutti quegli uomini e quindi ogni esercito doveva fare affidamento su lunghissime colonne di rifornimento che partivano da molto lontano e rallentavano ogni manovra.
Dopo Leida c'era ancora la piazzaforte di Haarlem. Allungare ancora di più le linee di rifornimento avrebbe richiesto ancora un mese circa, combattendo contro i partigiani orangisti e le incursioni dei Mariniers. Ciò sarebbe stato sufficiente a Haarlem per rafforzarsi e alle truppe alleate per riprendersi.

Grouchy concepì un piano per ottenere dei rifornimenti con velocità e chiudere quindi la cittadina in una morsa. La flotta, una volta eliminata i concorrenti, avrebbe dovuto sbarcare materiale sufficiente per un mese e i cannoni d'assedio nella spiaggia di Zandvoort, vicino a Haarlem, luogo adatto per scaricare anche grandi quantità di materiale nonostante la mancanza di porto.
Avendo anche la facoltà di ordinare di cercare lo scontro alla marina, Grouchy richiese che la flotta si occuppasse della Royal Navy. La flotta combinata uscì dal recente porto di Anversa. L'idea era di bloccare la flotta inglese dell'ammiraglio Nelson in porto, ma nella Manica un'improvvisa tempesta impedì alle navi di bloccare Portsmouth e diede tempo alle navi inglesi di prepararsi con calma. Il 29 aprile Nelson si trovò sopravvento e nella Manica sconfisse la flotta nemica, rompendone la linea di battaglia e obbligando le navi nemiche verso la costa. L'ammiraglio di Granada, Ignacio Navarrete, morì nello scontro e furono catturate quattro navi di linea, tre granatine e una francese.
La sconfitta indusse il parlamento granatino a stanziare fondi per altre dieci navi di linea; Grouchy invece si vide rotte le uova nel paniere e fu obbligato a marciare facendo attenzione alle linee. Cinse d'assedio Haarlem il 2 maggio. Il 6 già l'esercito anglo-olandese si avvicinava. Nonostante l'attacco su due direzioni, Grouchy ebbe successo e, oltre a sconfiggere nuovamente gli alleati, ottenne la resa di Haarlem. Il 15 giugno l'esercito si era ripreso per avanzare su Amsterdam. Un reparto delle Ombre, aiutato dai repubblicani olandesi, s'introdusse nel porto di Amsterdam, facendone esplodere i depositi di polvere da sparo e incendiandone altri; un piccolo gruppo riuscì anche ad assassinare il commissario di porto, Bekmaar. Gli incursori ebbero pesanti perdite, ma riuscirono a creare scompiglio nella città.
Un nuovo attacco, a luglio, colpì invece le fortificazioni della città. Conquistando due fortini avanzati, aprì la strada all'assalto finale, che conquistò la città il 15 luglio. Nonostante le pattuglie in mare, il governo si era già spostato da diversi giorni a Sneek, in Frisia.

La guerra in Asia
Fino all'arrivo di Gran Bretagna e Svezia, la guerra in Asia si era limitata ad alcune scaramucce e scontri navali. Il 3 ottobre del 1806, 4000 soldati granatini assediarono Palembang, dopo aver battuto i miliziani locali. Più tardi, 10000 soldati assediarono Jakarta. Avvennero pochi scontri, dettati dal terreno impraticabile, ai confini tra Regno Unito e Granada nel Borneo. La frontiera tra Vietnam e possedimenti continentali inglesi rimase invece tranquilla. Il 15 novembre la flotta svedese venne distrutta a Liat.
A gennaio del 1807, in pieno monsone, i soldati olandesi e gli ausiliari indigeni conquistarono Luhou, capitale del Celebes francese. In seguito, anche Palawan fu occupata.
Ad aprile dello stesso anno, il sultano di Delhi assediò l'olandese Cuttack, ma l'assedio si rivelò infruttuoso anche con gli artiglieri granatini. A maggio, l'ammiraglio al-Salmudi s'impadronì di Flores; da Timor, però, il generale Van Der Juns sbarcò e ricacciò gli invasori dall'isola svedese tre mesi dopo.
Sumbawa fu attaccata dal mare, ma le batterie costiere impedirono lo sbarco.
Palembang fu presa e con essa i centri minori a essa subordinati, ma Jakarta resistette fino al 1808, quando fu deciso di ritirarsi dall'impresa.
Nel 1807, il porto di olandese di Ye, in Birmania, fu bombardato e occupato da una flotta combinata di Granada e Delhi. Tuttavia, il ritorno di 45 navi alla flotta olandese nell'Indiano permise di riprenderlo sconfiggendo gli alleati. Alla fine del 1807, una divisione granatina fu mandata per invadere la Malacca Britannica, ma fu fermata dalle malattie e il teatro di guerra rimase immobile.

Africa
La cattura del postale che portava la notizia della dichiarazione di guerra diede diversi mesi di vantaggio a Granada, anche perché la flotta europea svedese non riusciva ad avventurarsi oltre le isole britanniche. Il governatore Awaale Dalmar Khalid con 3000 soldati invase l'Africa Svedese. Conquistò il forte di Naftagor, sulla strada per Kisimayu, ma la forza si rivelò troppo piccola per proseguire e si ebbe lo stallo fino al 1810, quando con 7000 uomini sconfisse i difensori svedesi e gli ausiliari, conquistando Kisimayu, per poi tornare al punto di prima, quando l'appoggio delle tribù locali svanì.
Nel 1808, fanti di marina turchi e una brigata d'assalto del Gujarat conquistarono l'insediamento inglese di Marquess Lawrence. Il comandante, Mustapha Emir, espulse tutti i residenti inglesi, deportandoli in una zona a nord, ancora indipendente da Zimbabwe, dove fondarono la città di Mozambick.
A ovest, l'invasione del Congo era stata rimandata fino al 1807. In quell'anno, 20000 uomini, comprendenti la Guardia Askia e volontari francesi, cercarono di vincere la resistenza dei soldati congolesi; essi tuttavia riuscirono sempre, attuando la guerriglia, a bloccare ogni offensiva. La flotta inglese sbarcò a Sant'Elena, base fondamentale alle marine dei paesi nemici per doppiare Capo di Buona Speranza, nel 1809. Un anno dopo, la flotta di Granada riuscì a riprenderne possesso.

America
Le ostilità iniziarono sin da subito, con la spedizione di Philippe Lafronge contro i territori olandesi in Nord America, con cui distrusse buona parte degli insediamenti, e olandesi e nativi.
Anche nella Guyana olandese gli scontri furono duri e sanguinosi, tanto che gli irregolari francesi, oltre a battere l'invasione inglese dei territori sudamericani fecero sì che si formasse una terra di nessuno, larga fino a 150-200 km, fra Guyana francese e Guyana olandese, cacciando i coloni. Appena iniziata la guerra, con facilità gli Inglesi occuparono i territori granatini in America e tentarono, senza riuscirci, di prendere Madera.
Nel 1809 fu tentata l'invasione del Nordamerica francese da parte degli inglesi d'ambo le direzioni, ma dopo mesi di marce i coloni francesi ebbero gioco facile a sterminare i britannici.
Con l'Atto di Troyes, che dava agli ex-schiavi francesi tutte le libertà civili tranne il diritto di emigrazione, nel 1810 scoppiarono numerose rivolte nel Sudamerica inglese e olandese, fomentate da agenti francesi. La maggior parte venne soppressa, ma in due regioni i filo-francesi riuscirono a resistere sino alla fine della guerra: in quella di Holy Spirit (Esprito Saincto in creolo), con capitale Victorya, e quella di Assuntion Fort, a nord. Con l'aiuto di volontari e materiali francesi e iberici, queste due enclave rimasero nuovi territori francesi per tutta la guerra.
Sempre nel 1810, l'imperatore azteco fu convinto ad entrare in guerra contro la Francia. Il governatorato francese tuttavia riuscì sia a respingere lo sbarco inglese sia a sconfiggere sonoramente a Durangue l'esercito azteco, il cui generale Nochtli sopravvalutò l'appena formata cavalleria azteca, che fu travolta dai pochi lancieri francesi presenti, i quali misero in rotta i troppi pochi moschettieri, determinando la sconfitta e un nuovo trattato di pace, in cui metà delle terre dei Zacatechi furono cedute alla Francia.
I cambiamenti di frontiera in Centroamerica



La caduta del meridione imperiale

L'annientamento dell'esercito meridionale di Baden (24000 fra morti e feriti e 7000 prigionieri), segnò il collasso del fronte, i cui sovrani erano sempre stati i meno favorevoli all'Impero centralizzato. Baden fu catturato il 16 settembre da una pattuglia di Ombre; a Stoccarda, dove il margravio di Württemberg si era ritirato con l'armata sconfitta, furono definiti i termini dell'armistizio separato tra Francia, Granada, Baden e Württemberg. Un'armata franco-granatina comandata da Berthier e Churisque, con 42000 uomini, arrivò nel tardo settembre a Magonza, obbligando von Durrheim a ritirarsi per ricongiungersi con l'armata del Lippe-Detmold, sconfitta dalla nuova forza d'invasione. Di questa forza faceva parte anche la Legione Polacca, circa 5000 uomini guidati da Józef Antoni Poniatowski, nipote del re decaduto Stanislaw August.

Il 3 ottobre, l'esercito turco-granatino-magiaro sconfisse facilmente i difensori tirolesi asseragliatisi nella Passeiertal, a Moos. Nello stesso periodo, le autorità elvetiche, che avevano sempre mantenuto numerosi privilegi istituzionali, dichiararono l'indipendenza e la cobelligeranza con la coalizione.

Ferenczi entrò in Austria senza incontrare resistenze.
Chiusa tra due fuochi, anche l'Austria si arrese.

Il Trattato di Vaduz
Il 4 novembre, i generali coallizzati s'incontrarono al castello di Vaduz con i principali signori dell'Impero che si erano arresi: il duca Heinrich IV di Baden, il margravio Elmar di Württemberg, il granduca d'Austria Franz Josif e il granduca di Boemia Jan Josef. Non parteciparono invece i delegati dei cantoni elvetici, che trattarono separatamente con Francia e Granada.
I 28 punti del trattato stabilivano che i nobili tedeschi avrebbero avuto la loro indipendenza dal SRI riconosciuta dalle potenze cobelligeranti e che avrebbero ottenuto i territori da loro rivendicati dinasticamente. In cambio avrebbero fornito contingenti di truppe e rifornimenti in caso di bisogno. I loro domini non sarebbero stati considerati territori occupati.

La questione svizzera era più complicata: lo Tagsatzung bandito subito dopo la proclamazione dell'indipendenza vide lo scontro dei cantoni in cui prevalevano gli interessi rurali e quelli in cui prevaleva la borghesia urbana. Quest'ultimi erano favorevoli al mantenimento dello stato di confederazione avuto durante l'Impero, gli altri erano per un rafforzamento del potere centrale.
Luigi XVIII appoggiò i rurali, normalmente filofrancesi e adatti a contrastare il peso germanico dei nuovi alleati; la minaccia del ritiro del supporto francese alla Lega fece vincere gli accentratori, i cui delegati si riunirono con gli ambasciatori francese e granatino. Fu accordato il permesso di non contribuire direttamente allo sforzo militare (anche se numerosi volontari si arruolarono nell'esercito francese); l'indipendenza sarebbe stata riconosciuta dai cobelligeranti e si sarebbe istituita una confederazione (Confederazione Elvetica), che lasciava meno libertà ai cantoni. Per controbilanciare fu accettato di porre la capitale nella germanofona Berna.
A dicembre, fu accordato al duca di Sardegna-Piemonte quanto deciso a Vaduz per gli altri. In Lombardia e Veneto, rimase però l'occupazione militare, granatina e turca nella prima, granatina e ungherese nella seconda; Milano, Venezia, Mantova e Verona furono dichiarate città franche.
La conquista della Zelanda
Con la presa di Sluis, Grouchy si ritrovò un esercito olandese ad Anversa, che già gli aveva aperto le porte e che si era subito ricreduta e le aveva aperte anche all'esercito dei Paesi Bassi. Il 5 ottobre Grouchy evitò l'accerchiamento tentato dallo stadhouder nella nebbia e lo sconfisse a Peisels en Verre. Accettò nuovamente la sottomissione di Anversa, dove però stazionò una guarnigione e tornò in Zelanda, dove Willem si era ritirato. Il grande vantaggio dei difensori era la flotta, che poteva difendere le numerose isole; tuttavia, la flotta combinata franco-granatina, forte di 34 navi di linea e 13 fregate, riuscì ad ingaggiare battaglia con quella olandese; in inferiorità numerica, l'ammiraglio Van Driesil si arrese all'isola di Texel, in Frisia dopo tre giorni di combattimenti e perdite per circa 12000 marinai olandesi e 3000 alleati.
Con la flotta messa a tacere, Grouchy iniziò l'invasione della Zelanda; a Goes incontrò di nuovo l'esercito nemico, impedendogli di difendere la cittadina. Willem decise, dopo la nuova sconfitta, di ritirarsi dalla regione; nella ritirata, non avendo abbastanza navi per tornare in Olanda, furono catturati circa diecimila uomini.

Le rivolte in Germania
Nell'inverno tra il 1805 e il 1806 fu siglata una tregua di cinque mesi, durante i quali le fazioni si riorganizzarono e si prepararono alle nuove battaglie. Dopo la battaglia inconcludente di Kesselbach, a nord di Magonza, Berthier e Churisque tornarono a Magonza, dove altri effettivi francesi si unirono a loro.
L'imperatore temeva che gli altri signori dell'Impero seguissero gli esempi visti, ma quell'anno non fu ancora abbandonato. Aprì negoziazioni con Russia e Polonia per assicurarsi la neutralità, ma non ebbe risposte. Chiese l'aiuto a Svezia e Regno Unito; dopo estenuanti negoziazioni nel gennaio del 1806 le due nazioni accettarono d'intervenire. Non ebbero invece successo gli inviti allo Stato Pontificio e al regno di Napoli d'invadere da sud, perché entrambi gli stati erano troppo impegnati a reprimere i dissidi interni e a stabilizzare le loro economie.

La prima sommossa avvenne in Svizzera nel dicembre del 1805: nei cantoni di Jura e Lucerna erano avvenute molte requisizioni di viveri per le guarnigioni francesi e di fronte all'immobilità del governo neoformato, i pochi Urbani presenti ne approfittarono per insediarsi nelle diete cantonali e s'ingraziarono la popolazione risolvendo di propria tasca la situazione; il successo spinse anche gli Urbani a Basilea, Solothurn e Zurigo a prendere le armi contro i Rurali. I cinque cantoni proclamarono la secessione e, riunitisi in confederazione, pretesero il riconoscimento di un'entità indipendente. Pochi giorni dopo le due fazioni di Aargau si accordarono per entrare senza conflitti nella confederazione.
La Confederazione di Zurigo non fu riconosciuta da nessuna nazione. Tuttavia, la milizia cantonale era già pronta a difendere i confini del nuovo stato. Combattere sulle Alpi svizzere in pieno inverno non era consigliabile, ma i sovrani in gioco ritennero che servisse dimostrare che ogni rivolta avrebbe avuto vita breve. Aargau fu pacificato con relativa facilità dai Francesi, ma sulle alture serie la poca resistenza era sufficiente a bloccare l'offensiva. Nasr allora inviò un reggimento di fanteria leggera basca. Furono loro consegnate uniformi adatte al clima e le attrezzature più moderne per i movimenti in montagna; con l'Ordinanza 1498 fu abbandonato il divieto di equipaggiare fuori dallo standard i reggimenti dell'esercito, o per necessità o per distinzioni di merito.
Il corpo di spedizione ebbe alcuni successi, ma il suo numero ne inficiavia l'efficiacia. Nel corso dell'inverno si aggiunsero due compagnie degli Chasseurs du Jura e una dei Confinari piemontesi, riuniti nella Brigata Alpina.

In Württemberg e Baden l'opposizone filoimperiale era molto forte: si formarono numerosi corpi di resistenza, operanti per la maggior parte nelle campagne, spesso costituiti dagli Jäger; fu mandata la fanteria leggera e la cavalleria per aiutare gli eserciti regolari. Nei mesi invernali furono molto aspri i combattimenti nelle foreste e nei campi; particolarmente difficile fu soprattutto la campagna contro gli insorti nella Selva Nera. Fu imposta la legge marziale in ogni regione colpita da atti definiti di "brigantaggio".

Il 2 gennaio a Praga gli studenti universitari manifestarono per ottenere una costituzione; le dimostrazioni degenerarono quando intervenne l'esercito e agli studenti si unirono molte persone che criticavano genericamente il governo del duca.
Nei giorni successivi altri focolai sorsero in altre città della Boemia.
László era favorevole ai rivoltosi e non agì; il duca invece non aveva intenzione di cedere e represse i moti liberali; obbligato dagli alleati, il re ungherese ritirò il supporto e intervenne nella regione del monte Jirny, dove alcuni militari si erano ammutinati.

Quando ancora c'era la speranza che venissero appoggiati i rivoluzionari cechi, la società segreta dei Köhler approfittò dell'assenza del duca di Baviera, nella sua residenza di Ratisbona, per iniziare le proprie rivolte, il 13 gennaio, a Monaco, Augusta e altri centri importanti. Con l'appoggio di quasi metà dell'esercito ducale, il 15 fu proclamata la Repubblica Bavarese. Fino ad aprile inoltrato proseguirono gli scontri tra repubblicani e monarchici, con l'intervento dell'armata del conte Axel von Weimar. La repubblica cercò l'aiuto degli invasori, ma in ottemperanza agli accordi nessun soldato oltrepassò il confine stabilito. A marzo la rivoluzione era terminata.

A marzo anche la secessione svizzera era stata messa a tacere: la Brigata Alpina e l'esercito regolare della Confederazione sorpresero l'armata dei secessionisti aggregatasi nella piana di Laufen, pronta a tentare l'ultima offensiva. Con la sconfitta a Laufen, i capi della rivolta furono obbligati alla resa.



L'estensione della guerra

Il dilagare in Italia
Riorganizzate le linee di rifornimento, le armate in Alsazia ripresero la marcia, cercando lo scontro con le due armate che stavano arrivando, una guidata dal granduca di Baden e una dal generale von Durrheim.
I maggiori scontri si ebbero però in Italia: Nasr sconfisse facilmente l'esercito del duca di Piemonte e Sardegna Ezio II; questo si arrese quindi a Granada, dichiarandosi ducato non belligerante, ottenendo un'occupazione quasi solo nominale ma in cambio si disimpegnò dalla guerra.

Il 19 giugno entrò in contatto con le armate di Franz Karteuch, governatore di Milano, a Magenta.
Il primo scontro avvenne fra il 5° reggimento di ussari e una compagnia indipendente di fanteria tedesca con due pezzi d'artiglieria a cavallo, che aveva fortificato un ponte sul Naviglio Grande. Gli ussari, incuranti della situazione tattica, caricarono diverse volte la postazione, venendo irremediabilmente ricacciati. Una volta andati gli ussari, la compagnia si ritirò, facendo cadere nella trappola Nasr, che si dirige a grande velocità verso Magenta, convinto che le forze di Karteuch siano state divise dall'avanzata turca.
Così non è e il maggiore generale può ancora schierare il doppio delle truppe di Nasr e le schiera, nelle ridotte, fra Boffalora e Magenta, con 5000 uomini di riserva ad Abbiategrasso.
La divisione di Alquerem, con artiglieria campale, è la prima ad attaccare, passando il Naviglio e combattendo fra le case di Magenta contro i granatieri austriaci. Contemporaneamente, i genieri della divisione di Balboa iniziarono la costruzione di un ponte di barche a nord di Boffalora, sorpresi poi dall'artiglieria nemica, a cui Balboa potette solo opporre i cannoni requisiti in Piemonte.
A mezzogiorno i granatieri sgomberarono Magenta, rientrando nelle trincee appena fuori l'abitato, ma la costruzione del ponte era praticamente impossibile; per questo Nasr inviò i circa 6000 cavalieri che aveva verso Bernate, dove trovarono un ponte non guardato e passarono velocemente sull'altra riva. In un'ora travolsero le batterie sul canale e respinsero i dragoni a loro difesa. In fretta e furia, i genieri rimisero in acqua le barche e finirono il lavoro, permettendo il passaggio degli uomini di Balboa. Si ricreò di nuovo lo stallo, dato che Nasr, non riuscendo ad avere la meglio sulle fortificazioni di Karteuch, s'era a sua volta asserragliato a Magenta e Boffalora. Calò la notte e nessuno aveva ottenuto una posizione migliore.
Il mattino successivo, furono avvistati i 5000 soldati provenienti da Abbiategrasso, che nella notte si erano mossi per colpire di sorpresa le truppe a Magenta: furono sorpresi dalla carica dei corazzieri, spostati sempre durante la notte per l'attacco previsto all'alba. L'irruenza dei rinforzi tedeschi nel muoversi non permise loro di disporsi a quadrato e rimanendo alla mercé dei cavalieri avversari, che ne fecero scempio.
Rintuzzato l'attacco, Nasr tentò il tutto per tutto, contando sul rigido professionalismo dei suoi e il migliore equipaggiamento.
L'assalto iniziò alle 8.21 del 20, dopo un pesante bombardamento. Le trincee fuori da Boffalora furono velocemente prese, anche se a costo di gravi perdite; rimaneva il villaggio di Corbetta, il nervo della linea di difesa, in cui confluirono i sopravvissuti di Boffalora. I soldati di Karteuch, di qualità variabile, man mano cedevano troppo facilmente terreno agli assalti e la battaglia si stava trasformando in un assedio. Alle 17, Corbetta resisteva ancora salda, anche se le linee dei difensori si stavano assottigliando. Il generale decise allora di richiamare i 7000 italiani lasciati in riserva a Pobbia, sebbene non si fidasse di loro; per tutta risposta seppe che avevano gettato le armi e si rifiutavano di combattere. Un'ora dopo, con le truppe nemiche a pochi metri dal suo quartier generale, Karteuch negoziò la resa, lasciando sul campo 3867 fra morti e feriti e più di 6000 prigionieri. Quasi 5000 morti e feriti ebbe invece lo schieramento di Nasr.
La grande vittoria, anche se ad alto costo, lasciò libera la strada per Milano, occupata il 22. Quel giorno Nasr inviò l'ordine alla 10^ divisione, che nel frattempo era sbarcata a Livorno, di congiungersi a lui.
Il giorno dopo, Adolfo d'Este battè le milizie locali a Montichiari, prendendo facilmente Brescia. A fine mese, i due alleati si unirono per marciare a est.

L'Ungheria
Nel 1800, di fronte alle due correnti dei sostenitori di Ferenczi, una per la repubblica e una per la monarchia costituzionale, fu indetto un plebiscito per decidere fra le due forme di governo. Prevedibilmente, vinse la monarchia e László divenne il nuovo re magiaro, affiancato dal parlamento.
Convinto della necessità di sconfiggere il SRI, László preparò un'armata per invaderne i territori. Il 1 agosto entrò in Moravia, andando verso Brno; incontrò e sconfisse il granduca di Boemia, Moravia e Slovenia, Jan Josef Radecký, a Moutnice, dove fu fatto prigioniero e firmò l'annessione del regno all'Ungheria; a settembre, un'altra armata sotto il comando di Albert Béla entrò nel Veneto, con Nasr e Adolfo che arrivavano da ovest. La sollevazione delle città venete fu questa volta definitiva e le truppe imperiali si ritirarono nel Tirolo.

Pforzheim
Volendo rimanere uniti, i generali alleati non riuscirono a colpire separatamente von Durrheim e Baden, che s'incontrarono e marciarono compatti verso gli invasori.
I primi incontri fra avanguardie avvennero sulla strada fra Weiler e Niebelsbach, dove il 12 settembre una pattuglia francese fu attaccata dagli ulani di von Durrheim. Baden, che aveva il quartier generale ad Arnbach, appena seppe della vicinanza dei nemici, preso dalla necessità di cacciare gli invasori dal suo regno, si mise in marcia con 47000 soldati. Riuscirono a uscire senza quasi essere notati dai boschi attorno ad Arnbach, perché le sentinelle presero le divise bianche degli eserciti imperiali del sud per quelle granatine, la cui armata era a metà strada fra Ittersbach e Rudmersbach; l'allarme fu dato solo quando erano vicini a Ottenhausen: un reggimento di fanteria leggera rallentò sufficientemente la brigata Lienz d'avanguardia per permettere alla divisione di Soullas di disporsi attorno al villaggio. Baden iniziò un pesante bombardamento, che decimò i ranghi della divisione francese, che si ritirò. L'esercito di von Durrheim ancora non si muoveva, perché il generale stava ancora galoppando da Pforzheim a Dietlingen, dove aveva il quartiere e i suoi comandanti di divisione stentavano a voler prendere iniziative, salvo Alpster, che mosse la sua divisione Lüneburg lungo la via che qualche ora prima aveva visto la scaramuccia fra ulani e ussari.
A mezzogiorno, Alpster incontrò la divisione di cavalleria di Gajator, la quale mise in fuga la fanteria tedesca e catturò tre batterie. Nel frattempo, alla divisione di Soullas se ne erano aggiunte altre quattro, sostenendo tutto l'urto dell'armata di Baden.
Due ore dopo, von Durrheim osservò che sia Keltern sia le alture circostanti erano occupate da bin Osama.
Incominciarono gli scambi fra la fanteria leggera; gli Jäger, qualitativamente migliori delle controparti iberiche, riuscirono a conquistare la Johanneskapelle col relativo cimitero, ottenendo una buona postazione a nord del paese per l'artiglieria.

Alle 15, Baden aspettava ancora il corpo di Däpstinger, che aveva richiamato da Neuenbürg appena aveva ricevute le prime informazioni sul nemico. I suoi 11300 uomini probabilmente avrebbero potuto resistere al contrattacco di Soult, che avvenne verso le 15.30: avendo tenuto una divisione di riserva durante la difesa contro i ripetuti assalti imperiali, a quell'ora la divisione di Almasy e la cavalleria partirono a fermare l'avanzante divisione Wien. Nonostante avessero i ranghi decimati dalle ore di combattimento, le altre compagnie si unirono al contrattacco. Vedendo che le sue truppe non resistevano, Baden decise di ritirarsi nei boschi di Arnbach.
Alle 17, i corpi d'assalto risalirono la collina della Johanneskapelle, aprendo la strada al reggimento di fanteria di Burgos, che riuscì a far ritirare i difensori e catturò quattro cannoni. In concerto con quell'attacco, la cavalleria caricò l'ala sinistra di von Durrheim, che fece in tempo a formare i quadrati. Appena si ritrovarono a fronteggiare i quadrati, i cavalieri si ritirarono per dare modo dall'artiglieria del generale Buonaparte di bersagliare le formazioni. La seconda carica, anche se con più perdite del previsto, ebbe successo e i reggimenti fuggirono. Anche von Durrheim decise che era il caso di ripiegare, mandando la sua cavalleria a fermare i nemici; nuovamente, l'artiglieria granatina colpì con precisione gli avversari.
Bin Osama ordinò di avanzare, non riuscendo però a ottenere abbastanza terreno di fronte al ripiegamento ordinato dei rimanenti nemici. Il generale tedesco si fermò a Dietlingen, per riprendersi e fermare nuovamente bin Osama. Ripresero le schermaglie alla periferia del villaggio.

Imbrunendo, Soult decise che doveva risolvere la battaglia entro quel giorno e ordinò di muoversi verso l'armata di Baden, ora raggiunta da Däpstinger. L'attacco fu preceduto da numerosi colpi d'artiglieria, che fecero poco tra gli alberi. L'attacco, condotto senza particolari crismi, iniziò alle 18.43, una volta ricevute tre compagnie di dragoni da bin Osama. L'avanzata fu funestata dai numerosi shrapnel sparati, di cui uno uccise il generale Soullas. Tuttavia, i soldati francesi arrivarono alle linee imperiali, da cui proveniva un fuoco irregolare. Gli chasseurs presero all'arma bianca la prima linea di trincee. L'attacco continuò facendo indietreggiare l'armata del sud, fino a quando la ritirata verso Arnbach si trasformò in rotta, facendo perdere ogni speranza di vittoria e Baden fuggì.

A nord, i cavalieri di Gajator non riuscivano a eliminare la copertura degli schermagliatori; avendo saputo dai suoi messaggeri che la situazione di Baden era critica, von Durrheim iniziò le manovre di sganciamento, lasciando dalle 19 il paese. Ormai al buio, l'armata del nord non si fermò fino a Pforzheim, senza che bin Osama riuscisse a inseguirla con successo. Il giorno seguente, dopo un sonno di poche ore, riprese la strada per Neulingen, con 46000 uomini ancora a disposizione.

Fasi salienti della battaglia